Salute urologica

Farmaci per la pressione e urgenza urinaria: cosa sapere

I diuretici aumentano la produzione, ma il sintomo può avere anche altre cause

Farmaci per la pressione e urgenza urinaria: cosa sapere

Se dopo l’inizio di una terapia contro l’ipertensione si avverte il bisogno di andare più spesso in bagno, il primo elemento da considerare è il tipo di medicinale assunto. Il collegamento più chiaro riguarda i diuretici, che favoriscono l’eliminazione di acqua e sodio attraverso i reni. Urinare più frequentemente, in questo caso, è una conseguenza diretta del loro meccanismo d’azione.

Va però distinta la maggiore produzione di urina dalla vera urgenza minzionale. Un conto è avere bisogno di andare in bagno più spesso; un altro è avvertire uno stimolo improvviso e difficile da controllare, talvolta prima di riuscire a raggiungere il bagno. La vescica iperattiva viene definita dalla presenza di urgenza, spesso associata a frequenza e minzione notturna, con o senza perdite involontarie, dopo aver escluso infezioni o altre cause.

Il ruolo dei diuretici

Un diuretico aumenta soprattutto il volume di urina prodotto e non è automaticamente sinonimo di vescica iperattiva. I due fenomeni, tuttavia, possono coesistere. Uno studio condotto su 172 persone anziane seguite in ambulatorio ha rilevato una maggiore frequenza di stimolo e urgenza tra chi assumeva diuretici dell’ansa, più potenti rispetto ai comuni tiazidici.

Il dato resta osservazionale e non dimostra che il medicinale sia la causa diretta del disturbo. Chi assume diuretici dell’ansa può infatti avere anche scompenso cardiaco o problemi renali, condizioni che a loro volta possono associarsi ai sintomi urinari. Nello stesso studio, dopo aver considerato questi fattori, il legame con le perdite involontarie di urina non risultava più significativo.

Per le altre classi di antipertensivi il quadro è meno definito. Per ACE-inibitori, sartani e beta-bloccanti non emerge un’associazione uniforme con l’urgenza. Per i calcio-antagonisti sono stati segnalati possibili legami con la minzione notturna e altri sintomi, ma le evidenze disponibili sono limitate: la revisione citata comprende appena cinque studi osservazionali, con risultati non coerenti e campioni ridotti.

Come valutare il sintomo

Per capire se il disturbo dipende davvero dalla terapia bisogna considerare quando è comparso, se coincide con l’inizio del trattamento o con un aumento della dose e quali altri medicinali vengono assunti. Un esame delle urine può aiutare a escludere infezioni o sangue; in presenza di difficoltà a svuotare la vescica può essere utile misurare il residuo dopo la minzione.

Anche un diario minzionale può fornire informazioni utili: si possono annotare orari dei farmaci, liquidi assunti, quantità urinata, episodi di urgenza e risvegli notturni. Questo strumento aiuta a distinguere una maggiore produzione di urina da una difficoltà della vescica, ma non sostituisce la valutazione clinica.

Tra le possibili cause alternative ci sono diabete non controllato, infezioni urinarie, problemi alla prostata, apnee notturne, insufficienza renale e scompenso cardiaco. La coincidenza temporale tra terapia e sintomo è quindi un indizio, ma non basta a stabilire un rapporto di causa.

La terapia non va sospesa, ridotta o cambiata autonomamente. Il medico o il farmacista possono valutare, quando appropriato, una modifica dell’orario di assunzione, per esempio al mattino o nel primo pomeriggio, per limitare i risvegli notturni. Occorre invece chiedere un consulto rapidamente in caso di sangue nelle urine, bruciore o dolore intenso, febbre, dolore al fianco, difficoltà a urinare, vescica piena senza possibilità di svuotarla, peggioramento improvviso o sintomi neurologici.