Circa due milioni di persone in Italia convivono con lesioni cutanee croniche, legate a diabete, problemi vascolari, pressione o ferite chirurgiche complesse. Il fenomeno riguarda persone di ogni età, ma interessa in modo particolare la popolazione anziana, nella quale multimorbilità e cambiamenti associati all’invecchiamento possono aumentare il rischio e rendere più difficile la guarigione.
La gestione di queste condizioni richiede competenze specifiche e una presa in carico continuativa. Gli ambulatori infermieristici dedicati al Wound Ostomy Care sono nati per garantire valutazioni personalizzate, educazione sanitaria e trattamenti coerenti con le linee guida internazionali. Accanto ai punti di forza, restano tuttavia criticità legate all’integrazione tra professionisti, alla distribuzione dei servizi, ai criteri di accesso e al riconoscimento delle competenze specialistiche.
Formazione e responsabilità
A fare il punto è Nella Mosca, infermiera specialista in Wound Ostomy Care presso l’ambulatorio delle cure infermieristiche del Policlinico Tor Vergata di Roma, docente e formatrice. Secondo la professionista, negli anni è cresciuto il riconoscimento del ruolo degli infermieri specialisti da parte dei cittadini e delle nuove generazioni di medici. La continuità assistenziale ha contribuito a rendere più evidente il valore di queste figure, soprattutto nelle strutture pubbliche.
Per uniformare gli standard, Mosca considera necessaria una formazione condivisa, anche attraverso master universitari di primo livello. Tra le conoscenze fondamentali indica il metodo TIME, che considera gestione dei tessuti, controllo di infezione e infiammazione, bilancio dei fluidi e avanzamento dei margini epiteliali. Un ulteriore elemento di forza è l’autonomia nella scelta del percorso assistenziale, basata sulla valutazione complessiva della persona e sulla responsabilità degli esiti.
La professionista richiama anche il contributo degli infermieri alla ricerca, alle tesi universitarie e alla collaborazione con associazioni e società scientifiche. L’attività richiede però, oltre alle competenze tecniche, capacità di ascolto, organizzazione e tracciabilità. Nei casi in cui una lesione, per esempio di natura oncologica, non possa guarire, l’obiettivo deve cambiare: il paziente va accompagnato nella definizione di nuove priorità di cura.
Le criticità da affrontare
Tra le principali esigenze indicate nell’intervista c’è la definizione di percorsi più chiari e maggiormente orientati all’assistenza infermieristica. I percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, osserva Mosca, restano spesso impostati in modo prevalentemente medico. Un modello ispirato alla Lean health care potrebbe invece concentrarsi sul valore per il paziente e sull’eliminazione delle inefficienze.
Un esempio riguarda il Protocollo n. 859625 del 24 agosto 2026 della Regione Lazio, relativo alle procedure prescrittive ed erogative degli ausili per stomie. Nel documento, secondo quanto riportato, il ruolo dello stomaterapista non è esplicitamente riconosciuto nel percorso prescrittivo, nonostante la sua competenza nella valutazione dei bisogni e nella scelta del dispositivo più appropriato.
Per rendere più omogenei i servizi, servono modelli condivisi, una distribuzione equa delle risorse e modalità di lavoro comparabili sul territorio nazionale. Tra le priorità viene indicata anche la misurazione degli esiti: rendere visibili i risultati delle attività può aiutare a valutare la qualità, l’impatto sui costi e il valore della consulenza tra professionisti. Resta infine da rafforzare il riconoscimento organizzativo e contrattuale delle competenze specialistiche esercitate quotidianamente dagli infermieri.