Riposo psichico

La luce notturna può peggiorare il sonno: cosa mostra lo studio

Analizzati 225 adulti: i dispositivi hanno rilevato tempi più lunghi per addormentarsi e maggiore veglia durante la notte.

La luce notturna può peggiorare il sonno: cosa mostra lo studio

Dormire male non dipende soltanto dallo stress, dai farmaci o da abitudini irregolari. Anche la luce presente nella stanza durante la notte potrebbe avere un ruolo. A esaminare il possibile legame è uno studio condotto su persone con schizofrenia, una condizione nella quale i disturbi del sonno sono frequenti e possono incidere sulla qualità della vita.

La ricerca ha coinvolto 225 adulti seguiti in ambulatorio e con diagnosi di schizofrenia. L’obiettivo era verificare se una maggiore esposizione alla luce notturna fosse associata a parametri di riposo meno favorevoli. I partecipanti hanno risposto a un questionario sulle proprie abitudini, mentre per una settimana hanno indossato dispositivi capaci di stimare durata del sonno, tempo necessario per addormentarsi, risvegli ed efficienza del riposo.

La luminosità è stata rilevata sia attraverso il dispositivo portato al polso sia con uno strumento collocato vicino al letto. Si tratta di uno studio osservazionale trasversale: fotografa la situazione in un determinato momento e individua eventuali associazioni, ma non consente di dimostrare un rapporto diretto di causa ed effetto.

Che cosa hanno rilevato i ricercatori

I dati hanno evidenziato un’associazione tra livelli più elevati di luce durante la notte e parametri peggiori quando il riposo veniva misurato in modo oggettivo. Le persone più esposte tendevano ad avere una minore efficienza del sonno, a dormire meno complessivamente e a impiegare più tempo per addormentarsi.

Nei partecipanti più esposti alla luce è stato inoltre registrato un periodo più lungo di veglia dopo l’addormentamento. L’associazione è emersa con entrambe le modalità di misurazione della luminosità, un elemento che rafforza la coerenza del risultato. La stessa relazione, però, non è comparsa nelle risposte ai questionari.

In altre parole, i partecipanti non riferivano necessariamente di riposare peggio anche quando i dispositivi registravano un sonno più frammentato o meno efficace. Questa differenza tra percezione soggettiva e dati strumentali rappresenta un aspetto rilevante dell’analisi.

Limiti e indicazioni pratiche

Lo studio non dimostra che la luce notturna sia la causa diretta dei disturbi del sonno nelle persone con schizofrenia. Potrebbero infatti essere coinvolti altri fattori, nonostante i ricercatori abbiano considerato possibili elementi confondenti. Inoltre, i risultati riguardano una popolazione specifica seguita in ambulatorio e si basano su una sola settimana di rilevazioni.

La luce notturna resta comunque un fattore ambientale in parte modificabile. Lampioni visibili dalla finestra, schermi accesi, spie elettroniche o lampade lasciate in camera possono contribuire a mantenere l’ambiente meno buio. Ridurre queste fonti, usare tende oscuranti e spegnere gli schermi sono accorgimenti ragionevoli nell’ambito dell’igiene del sonno.

Si tratta di misure semplici, ma non di una cura e non sostituiscono valutazioni o trattamenti clinici. Il risultato suggerisce una possibile direzione di ricerca, senza trasformare un’associazione osservata in una regola valida per tutti. Lo studio originale, intitolato Light exposure at night and subjective and objective sleep parameters in patients with schizophrenia, è stato pubblicato su Psychiatry Research con DOI 10.1016/j.psychres.2026.117302.