Dopo i 60 anni, quando gli esami mostrano valori elevati di colesterolo, può sembrare naturale eliminare completamente lo zucchero. Le linee guida cardiologiche, però, non indicano un divieto assoluto: raccomandano piuttosto di mantenere gli zuccheri aggiunti, presenti soprattutto in prodotti industriali, bevande e dolci, al di sotto del 10% dell’energia quotidiana.
La distinzione più importante riguarda la forma in cui lo zucchero viene consumato. Gli zuccheri aggiunti e quelli liberi contenuti in miele, sciroppi, succhi e concentrati di frutta vanno limitati. Questo non significa eliminare la frutta intera, che fornisce anche fibre e nutrienti. Un succo senza zuccheri aggiunti, tuttavia, non equivale a un frutto intero: la fibra viene in gran parte persa e lo zucchero contenuto nella bevanda rientra tra quelli liberi.
Per l’LDL contano soprattutto i grassi
Quando il problema principale è il colesterolo LDL, l’intervento alimentare più mirato non riguarda necessariamente lo zucchero, ma la qualità dei grassi. Le indicazioni suggeriscono di ridurre i grassi saturi e trans, sostituendoli con grassi insaturi o con alimenti ricchi di fibre. Non è invece utile rimpiazzarli con carboidrati raffinati, che non risolvono il problema.
Le prove sul rapporto diretto tra zuccheri e LDL sono meno solide di quanto spesso si ritenga. Una revisione di studi randomizzati ha rilevato effetti piccoli e incerti sul colesterolo totale e sui trigliceridi, senza evidenziare un effetto chiaro sull’LDL. Le ricerche duravano in media poche settimane e riguardavano soprattutto adulti tra i 22 e i 57 anni; mancano quindi dati sperimentali diretti nelle persone sopra i 60 anni. Nessuno degli studi ha inoltre valutato il rischio di infarto o ictus.
La limitazione degli zuccheri può diventare più importante quando, insieme al colesterolo, sono presenti trigliceridi elevati, diabete, sindrome metabolica, grasso addominale in eccesso o la necessità di perdere peso. In queste situazioni l’attenzione si concentra soprattutto su zuccheri aggiunti, bevande zuccherate e carboidrati raffinati, non su tutte le fonti di carboidrati.
La valutazione dopo i 60 anni
La gestione del colesterolo dipende dal rischio cardiovascolare complessivo, non dall’età o dal consumo isolato di un alimento. Nella valutazione rientrano i valori di LDL e HDL, i trigliceridi, la pressione, la presenza di diabete, il fumo, la funzione renale e gli eventuali eventi cardiovascolari già avvenuti.
Per chi non ha malattie cardiovascolari note, la valutazione considera anche fragilità, altre patologie presenti e aspettativa di vita. Non esiste quindi una soglia valida automaticamente per tutte le persone che hanno superato i 60 anni. Chi ha già una malattia cardiovascolare può invece dover seguire una terapia con statine o altri farmaci quando indicato: la dieta resta importante, ma non sostituisce il trattamento prescritto.
È opportuno rivolgersi al medico se il colesterolo rimane elevato nel tempo, se i trigliceridi sono molto alti, in presenza di diabete, malattie cardiovascolari o problemi renali, oppure quando si deve valutare l’avvio, la modifica o l’interruzione di una terapia. La scelta di cosa limitare dovrebbe basarsi sui valori clinici e sul quadro generale, non sull’eliminazione automatica dello zucchero.