Ricerca metabolica

Due aminoacidi e la crescita del tumore alla prostata

I dati, ottenuti in laboratorio e su animali, indicano un possibile ruolo di isoleucina e valina nella produzione di colesterolo

Due aminoacidi e la crescita del tumore alla prostata

Un nuovo studio ha esaminato il possibile ruolo di isoleucina e valina, due aminoacidi presenti nelle proteine, nella progressione del tumore della prostata. La ricerca si concentra sul metabolismo delle cellule tumorali, cioè sui processi con cui utilizzano nutrienti e molecole per adattarsi alle condizioni di stress e continuare a proliferare.

I ricercatori hanno studiato come le cellule del tumore prostatico avanzato riescano a mantenere attiva la produzione di colesterolo anche quando sono sottoposte a terapie che riducono gli androgeni. Il colesterolo può infatti diventare una materia prima per produrre nuovi ormoni androgeni, contribuendo a mantenere attivo il recettore degli androgeni e a sostenere la crescita della malattia.

Il meccanismo osservato

Lo studio non è stato condotto su pazienti, ma su linee cellulari, organoidi e modelli animali. Attraverso tecniche di laboratorio, il gruppo di ricerca ha seguito il destino di diverse sostanze metaboliche per individuare l’origine del propionil-CoA, una molecola coinvolta nei processi cellulari. I risultati suggeriscono che una quota rilevante di questa sostanza derivi dalla degradazione di isoleucina e valina.

Secondo il meccanismo proposto, il propionil-CoA non agirebbe soltanto come carburante metabolico, ma anche come segnale biologico. La molecola contribuirebbe a stabilizzare una proteina che controlla i geni coinvolti nella sintesi del colesterolo. Quando il propionil-CoA aumenta, questo interruttore molecolare rimane più attivo e favorisce la produzione di colesterolo, l’accumulo di grassi e la disponibilità di materiale per sintetizzare androgeni.

Nei modelli analizzati, l’aumento artificiale del propionil-CoA era associato a una maggiore crescita tumorale e a una più elevata capacità di diffusione. Nei topi, invece, la riduzione dell’apporto alimentare di isoleucina e valina ha abbassato i livelli dei due aminoacidi nel sangue e rallentato la crescita del tumore. Si tratta però di risultati preclinici, che non dimostrano un effetto equivalente nelle persone.

Perché servono cautela e ulteriori studi

Il lavoro non dimostra che le proteine siano dannose né che modificare la dieta possa controllare il tumore della prostata. Il suo principale contributo è mostrare come il metabolismo tumorale possa partecipare ai meccanismi di resistenza alle terapie ormonali e indicare possibili bersagli per futuri trattamenti.

Non è infatti ancora noto se una dieta povera di isoleucina e valina sia sicura, efficace o praticabile nei pazienti. La disponibilità di questi aminoacidi non dipende soltanto dall’alimentazione, ma può essere influenzata anche da condizioni come la perdita di massa muscolare e le alterazioni metaboliche. Una restrizione di aminoacidi essenziali senza supervisione medica potrebbe essere rischiosa, soprattutto per le persone più fragili.

Per ora, quindi, i risultati rappresentano uno spunto per sviluppare nuove strategie terapeutiche, eventualmente da affiancare ai trattamenti standard. Chi convive con un tumore della prostata non dovrebbe modificare drasticamente la propria alimentazione sulla base di questo singolo studio. La ricerca originale è stata pubblicata su Nature Metabolism con il titolo Isoleucine and valine promote prostate cancer progression via propionyl-CoA-mediated cholesterol metabolism e il DOI 10.1038/s42255-026-01583-z.