Scorrere brevi filmati sui social può sembrare un gesto automatico, ma alcuni contenuti possono modificare rapidamente il modo in cui una persona si sente rispetto al proprio aspetto. Uno studio ha analizzato le reazioni immediate a diversi messaggi incentrati sull’immagine fisica, concentrandosi su due aspetti: lo stato emotivo e la tendenza a valutarsi come un corpo da osservare.
La ricerca ha coinvolto 323 donne e persone con identità di genere femminile. Le partecipanti hanno guardato, in ordine casuale, brevi contenuti appartenenti a cinque categorie. Tre erano legate all’aspetto fisico e comprendevano messaggi orientati alla magrezza, alla forma fisica o all’accettazione del corpo; le altre due categorie erano neutrali.
Dopo ogni filmato, le partecipanti hanno indicato quanto si sentissero portate a osservare e giudicare il proprio corpo dall’esterno. Questo meccanismo è definito auto-oggettivazione. Sono state inoltre raccolte informazioni sull’umore, distinguendo le emozioni positive da quelle negative. Prima dell’esperimento era stata misurata anche la tendenza abituale di ciascuna persona a concentrarsi sul proprio aspetto.
Le reazioni cambiano in base al messaggio
I risultati indicano che i contenuti focalizzati sull’aspetto non producono tutti lo stesso effetto. I filmati orientati alla magrezza sono stati associati a un peggioramento del tono dell’umore, soprattutto tra le persone che mostravano già una maggiore propensione all’auto-oggettivazione.
Più articolato il quadro emerso per i contenuti di body positivity. Anche questi messaggi aumentavano l’attenzione rivolta al proprio aspetto, ma nel breve periodo tale incremento si accompagnava a una crescita dell’umore positivo. Il dato, tuttavia, non dimostra che i contenuti presentati come incoraggianti siano sempre protettivi, né che quelli sulla magrezza abbiano lo stesso effetto negativo su tutte le persone.
Secondo lo studio, la risposta dipende sia dal tipo di messaggio sia dalle caratteristiche individuali di chi lo guarda. L’esperienza suggerisce quindi che non conta soltanto il tempo trascorso sui social, ma anche la natura dei contenuti incontrati e il rapporto personale con il proprio aspetto.
I limiti dello studio
L’esperimento ha esaminato reazioni immediate e non consente di stabilire quali possano essere gli effetti dopo settimane o mesi di esposizione. Non chiarisce, quindi, se questi contenuti modifichino nel lungo periodo salute mentale, autostima o comportamenti, né dimostra un rapporto causa-effetto valido per tutti i social e per tutte le persone.
Un ulteriore limite riguarda il campione, composto soprattutto da persone giovani di sesso femminile o con identità femminile. I risultati non possono perciò essere estesi con sicurezza ad altri gruppi. In termini pratici, se alcuni contenuti spingono a concentrarsi maggiormente sul proprio aspetto o lasciano un umore peggiore, può essere utile riconoscere questa reazione e scegliere con maggiore attenzione ciò che compare nel proprio feed.
Lo studio è stato pubblicato su PLOS One con il titolo The impact of appearance-focussed social media and self-objectification on mood. Il lavoro è identificato dal DOI 10.1371/journal.pone.0355465.