Bruciore, dolore e difficoltà nei rapporti sessuali sono alcuni dei sintomi della vulvodinia, una patologia che interessa l’area dei genitali esterni femminili. In alcuni casi anche indossare abiti aderenti, andare in bicicletta o praticare attività che comportano sfregamento può diventare doloroso. Secondo il testo, in Italia il disturbo colpisce oltre quattro milioni di donne in età fertile, ma spesso viene riferito con ritardo al ginecologo a causa dell’imbarazzo.
La forma più frequente è la vestibolodinia, caratterizzata da dolore localizzato al vestibolo vulvare, la zona all’ingresso della vagina. La ginecologa Rebecca Degliuomini distingue tra una forma occasionale, legata soprattutto al contatto, e una forma cronica, presente anche in assenza di rapporti o sfregamenti. La prima può evolvere nella seconda per l’ipersensibilizzazione delle fibre nervose che innervano vulva e vestibolo. Per questo, sottolinea la specialista, è importante intervenire precocemente.
Le creme al CBD e i risultati dello studio
Tra le opzioni descritte ci sono creme e gel per uso locale contenenti il 5% di cannabidiolo, o CBD, associato ad alcuni ingredienti lenitivi, tra cui acido ialuronico e vitamina E. Il loro obiettivo è agire direttamente sull’area interessata, riducendo dolore e irritazione. Il testo cita uno studio condotto dall’Ospedale Vittore Buzzi di Milano e dall’Ospedale Garibaldi di Catania, su 40 donne e pubblicato nell’ottobre 2025 sulla rivista Biomedicine & Pharmacotherapy.
Secondo quanto riportato, l’applicazione continuativa dei prodotti per sei mesi avrebbe ridotto bruciori, dolore e sintomi associati all’irritazione cronica. L’azione del CBD viene ricondotta alla riduzione della neuroinfiammazione periferica e all’interazione con i canali nocicettivi TRPV1, coinvolti nella trasmissione del dolore. Le creme sembrerebbero offrire i risultati migliori nelle fasi iniziali, prima che il disturbo si cronicizzi. I dati citati, tuttavia, riguardano un campione limitato di pazienti.
L’uso orale e le terapie tradizionali
Per le forme croniche sono stati valutati anche preparati a base di Cannabis sativa assunti per bocca, in pillole o gocce, contenenti oltre al CBD anche THC. Una revisione sistematica del 2022, attribuita alla ricercatrice Angela Jang della Johns Hopkins University e pubblicata su Obstetrics & Gynecology, ha rilevato una riduzione del dolore e del bruciore negli studi considerati. La presenza di THC è stata però associata anche a sonnolenza diurna e senso di intorpidimento.
Rispetto ai farmaci assunti per via orale, come amitriptilina e gabapentin, la terapia topica viene presentata come un trattamento più mirato e con un’esposizione sistemica potenzialmente minore. I farmaci tradizionali possono infatti provocare effetti indesiderati quali sonnolenza, rallentamento dei riflessi, stipsi, nausea, tachicardia, aumento di peso e secchezza delle fauci. La scelta del trattamento deve comunque essere valutata con il medico, considerando la forma della vestibolodinia, la durata dei sintomi e la risposta individuale.