Alimentazione

Carenza vitaminica: i sintomi da riconoscere

Affaticamento, alterazioni della pelle e infezioni ricorrenti possono avere cause diverse: serve una valutazione clinica, non il fai da te.

Carenza vitaminica: i sintomi da riconoscere

Stanchezza persistente, difficoltà di concentrazione, pelle spenta e capelli fragili non dipendono necessariamente dallo stress. In alcuni casi possono essere segnali di una carenza vitaminica, ma nessun sintomo, preso singolarmente, è sufficiente per arrivare a una diagnosi. A suggerire un possibile deficit è più spesso la combinazione di disturbi diversi, come debolezza, crampi muscolari e una maggiore predisposizione alle infezioni.

Le vitamine partecipano a numerosi processi dell’organismo e una loro carenza può manifestarsi in modi differenti. La biologa nutrizionista Francesca Actis Dato indica tra i segnali più comuni la stanchezza che non passa, le difficoltà di concentrazione, le alterazioni dell’umore, i capelli fragili, le unghie che si spezzano facilmente, la pelle secca e la comparsa di afte ricorrenti. Possono inoltre verificarsi disturbi più specifici: un deficit di vitamina B12 può associarsi a formicolii e perdita di equilibrio, mentre una grave carenza di vitamina A può provocare alterazioni della vista.

Si tratta tuttavia di manifestazioni aspecifiche, condivise da molte altre condizioni. Per questo non è corretto ricorrere all’autodiagnosi o assumere integratori sulla base dei soli sintomi. Se i disturbi persistono, si ripresentano o incidono sulla qualità di vita, è opportuno rivolgersi al medico, che potrà valutare il quadro clinico e richiedere, quando necessario, esami mirati.

Chi è più esposto ai deficit

Il rischio di carenze non è uguale per tutti. Età, alimentazione e condizioni fisiologiche possono modificare il fabbisogno o ridurre l’assorbimento di alcune sostanze. Nelle persone anziane, per esempio, possono diminuire la capacità di assorbire la vitamina B12 e la sintesi cutanea della vitamina D. In gravidanza e allattamento aumentano invece le necessità di diverse vitamine e micronutrienti: l’alimentazione va quindi curata e le eventuali integrazioni devono essere valutate caso per caso.

Particolare attenzione è richiesta anche a chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana. In questi casi può essere necessario integrare la vitamina B12, poiché è difficile raggiungere il fabbisogno esclusivamente attraverso cibi di origine vegetale. Un rischio maggiore riguarda inoltre le persone con celiachia, malattie infiammatorie croniche intestinali o altre condizioni associate a malassorbimento. La valutazione deve sempre tenere conto del contesto clinico individuale.

Prevenzione e uso degli integratori

Nella maggior parte delle persone sane, un’alimentazione equilibrata e varia consente di coprire il fabbisogno vitaminico senza ricorrere a particolari superfood. Frutta e verdura di stagione dovrebbero essere consumate ogni giorno, alternando colori e tipologie. La dieta dovrebbe comprendere anche cereali, preferibilmente integrali, legumi, frutta secca, pesce, uova, latticini e olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi.

Esistono però situazioni in cui la dieta può non essere sufficiente, come per la vitamina B12 nelle persone vegetariane o vegane e per la vitamina D in alcune categorie. Gli integratori possono rappresentare un supporto in presenza di una carenza reale, ma non devono sostituire una corretta alimentazione né essere utilizzati senza indicazione. Un’assunzione non necessaria può essere inutile e, nel caso delle vitamine liposolubili A, D, E e K, anche dannosa, perché queste sostanze possono accumularsi nell’organismo. Spetta quindi al medico stabilire se procedere, indicando prodotto, dosaggio e durata del trattamento.