Per valutare se la composizione della dieta influenzi gli effetti del dimagrimento, un gruppo di ricercatori ha confrontato tre diversi modelli alimentari: un regime chetogenico a bassissimo contenuto di carboidrati, la dieta mediterranea e un’alimentazione a bassissimo contenuto di grassi basata su cibi di origine vegetale. Lo studio ha coinvolto persone con obesità e segnali di alterazione metabolica, tra cui prediabete e accumulo di grasso nel fegato.
Un elemento centrale dell’indagine è che i partecipanti hanno seguito un percorso finalizzato a una perdita di peso simile, pari a circa il 10% del peso iniziale. Questo ha consentito di confrontare gli effetti dei diversi nutrienti a parità, o quasi, di calo ponderale. La sensibilità all’insulina nei muscoli è migliorata in modo analogo nei tre gruppi, mentre la risposta del fegato ha mostrato differenze più evidenti.
Il ruolo della riduzione dei carboidrati
Secondo i risultati, il gruppo che ha seguito la dieta chetogenica ha ottenuto una riduzione più marcata del grasso epatico. Nello stesso gruppo è stato osservato anche il miglioramento più significativo della sensibilità del fegato all’insulina rispetto agli altri due approcci alimentari. Il fegato contribuisce infatti alla regolazione degli zuccheri nel sangue e una sua ridotta risposta all’insulina, associata all’accumulo di grasso, può aumentare il rischio di diabete di tipo 2.
La maggiore riduzione dei carboidrati è stata associata anche a un miglioramento dei valori di glicemia e di emoglobina glicata. L’ipotesi è che il risultato non dipenda soltanto dalla quantità complessiva di calorie, ma anche dall’effetto prodotto sull’equilibrio tra insulina e glucagone, due ormoni coinvolti nella gestione delle riserve energetiche dell’organismo.
Nel breve periodo, i livelli di colesterolo LDL e degli altri grassi presenti nel sangue non hanno mostrato differenze sostanziali tra i tre gruppi. Nel contesto di una perdita di peso controllata, quindi, il regime chetogenico non ha evidenziato un peggioramento del profilo lipidico rispetto all’alimentazione mediterranea o a quella povera di grassi. I risultati non indicano però che esista un’unica strategia valida per tutte le persone.
Le cautele nell’interpretazione
La ricerca presenta alcuni limiti. Lo studio ha coinvolto soltanto 42 persone ed è stato condotto in un periodo breve, con l’obiettivo specifico di analizzare la risposta del fegato durante il dimagrimento. Il numero contenuto dei partecipanti riduce la possibilità di estendere automaticamente le conclusioni all’intera popolazione.
Non è ancora possibile stabilire se i vantaggi osservati sul piano metabolico restino nel tempo né se la dieta chetogenica sia la scelta più adatta per chiunque. Prima di modificare in modo drastico l’alimentazione, soprattutto quando si eliminano o si riducono fortemente intere categorie di alimenti, è opportuno rivolgersi a un professionista. La scelta del regime alimentare dovrebbe tenere conto dello stato di salute, degli eventuali disturbi presenti e della possibilità di seguire il percorso in modo sicuro e sostenibile.
Lo studio è pubblicato su Cell Metabolism con il titolo Effect of diet macronutrient content on the cardiometabolic response to weight loss: A randomized clinical trial. Il DOI indicato è 10.1016/j.cmet.2026.07.020.