Trovare molti più capelli del solito sul cuscino o nella doccia può provocare preoccupazione. Uno stress psicologico o fisico intenso può effettivamente causare una caduta consistente e diffusa. Il fenomeno, noto come effluvio telogenico, è nella maggior parte dei casi temporaneo e reversibile.
Ogni capello attraversa tre fasi: crescita attiva, transizione e riposo. In condizioni normali, circa l’85 per cento dei capelli si trova nella fase di crescita, mentre una quota minore completa il proprio ciclo e cade per lasciare spazio a un nuovo fusto. Un periodo di forte stress può modificare questo equilibrio.
Perché la caduta arriva in ritardo
La risposta dell’organismo allo stress coinvolge mediatori chimici e ormonali, tra cui il cortisolo. I segnali raggiungono anche i follicoli piliferi e possono spingere un numero anomalo di capelli a interrompere prima del previsto la fase di crescita, entrando contemporaneamente in quella di riposo.
Il passaggio non si traduce però in una caduta immediata. I capelli che entrano prematuramente nella fase di riposo possono rimanere ancorati al follicolo per due-quattro mesi. Per questo la perdita abbondante può comparire settimane o mesi dopo una malattia, una separazione o un periodo di forte pressione lavorativa, anziché nel momento più intenso dell’evento.
Non sono soltanto le tensioni quotidiane a poter alterare il ciclo follicolare. Tra i possibili fattori fisici rientrano febbre alta prolungata, infezioni severe, interventi chirurgici complessi, diete drasticamente restrittive e i mesi successivi al parto. Sul piano emotivo possono incidere lutti, separazioni e difficoltà lavorative prolungate.
Come sostenere la ricrescita
In rari casi lo stress può contribuire a scatenare l’alopecia areata, una reazione autoimmune che provoca chiazze prive di capelli. L’effluvio telogenico, invece, non danneggia in modo permanente i follicoli, che restano vitali e possono riprendere la produzione di nuovi capelli quando l’organismo recupera il proprio equilibrio.
Non esistono trattamenti esterni capaci di bloccare l’effluvio acuto in corso, perché i capelli destinati a cadere hanno già completato il loro ciclo mesi prima. Una nutrizione equilibrata, con proteine, ferro, zinco e vitamine del gruppo B, può fornire i nutrienti necessari. Gli integratori vanno considerati soltanto in presenza di carenze documentate dagli esami del sangue: un eccesso di micronutrienti non favorisce la ricrescita. Anche la qualità del sonno è importante durante il recupero.
Se la caduta continua per oltre sei mesi o compaiono chiazze ben delimitate, è opportuno rivolgersi a un dermatologo. La valutazione può aiutare a verificare eventuali carenze nutrizionali o squilibri della tiroide e a distinguere l’effluvio da altre condizioni del cuoio capelluto.