Benessere senior

Perché con l’età l’alcol viene tollerato meno

Ridotta acqua corporea e cambiamenti epatici possono aumentare gli effetti, disturbare il riposo e favorire interazioni farmacologiche.

Perché con l’età l’alcol viene tollerato meno

Con il passare degli anni può accadere che anche quantità di alcol un tempo ben tollerate provochino maggiore pesantezza, sonno disturbato o stanchezza il giorno successivo. Si tratta di un cambiamento legato alla fisiologia dell’invecchiamento, non necessariamente a una perdita improvvisa di tolleranza o a una mancanza di volontà.

Uno dei principali motivi riguarda la composizione dell’organismo. La percentuale di acqua corporea tende infatti a ridursi con l’età. Poiché l’alcol si distribuisce soprattutto nei fluidi corporei, a parità di quantità assunta la concentrazione nel sangue può risultare più elevata rispetto a quella raggiunta in gioventù.

Un secondo fattore interessa il fegato. Con l’invecchiamento diminuiscono il volume dell’organo e il flusso sanguigno epatico. Il metabolismo di ogni unità alcolica può quindi richiedere più tempo e la sostanza può rimanere più a lungo nel circolo sanguigno, prolungando gli effetti sul sistema nervoso e sugli altri organi.

I segnali da non trascurare

Tra i segnali più frequenti c’è la frammentazione del sonno. L’alcol può favorire inizialmente la sonnolenza, ma alterare la qualità del riposo, con risvegli precoci, sudorazione notturna e stanchezza al mattino. Anche instabilità posturale e lievi vertigini possono indicare una maggiore sensibilità all’azione sedativa della sostanza.

Nelle ore successive all’assunzione possono comparire inoltre sbalzi di pressione o palpitazioni. Mal di testa e spossatezza possono durare più a lungo rispetto al passato. La comparsa o il peggioramento di questi disturbi dovrebbe indurre a riconsiderare le proprie abitudini e, se necessario, a parlarne con un professionista sanitario.

Attenzione alle terapie farmacologiche

La prudenza è ancora più importante in presenza di trattamenti assunti ogni giorno. Farmaci per la pressione, anticoagulanti, medicinali contro il diabete o destinati alla gestione dell’ansia possono interagire con l’alcol attraverso processi metabolici che coinvolgono il fegato.

La sovrapposizione può rallentare lo smaltimento dei farmaci, aumentarne gli effetti indesiderati o ridurne l’efficacia preventiva. Chi segue una terapia quotidiana dovrebbe quindi valutare la riduzione del consumo e chiedere indicazioni al medico o al farmacista prima di modificare le proprie abitudini.

Le linee guida attuali sottolineano che non esiste una quantità di alcol priva di rischi per la salute. Per gli adulti più anziani, a chi sceglie comunque di consumarlo viene indicato un limite prudenziale non superiore a un’unità alcolica al giorno, pari indicativamente a un piccolo bicchiere di vino o a una birra da 33 centilitri.

Alcuni accorgimenti possono contribuire a ridurre l’esposizione: bere acqua con frequenza, consumare alcol soltanto a stomaco pieno, programmare diversi giorni senza alcol durante la settimana e preferire bevande analcoliche o a bassa gradazione. Ascoltare le reazioni dell’organismo resta essenziale per tutelare lucidità, salute e qualità della vita.