La malattia renale cronica è in crescita tra le donne nel mondo e il suo andamento appare sempre più intrecciato con fattori metabolici e cardiovascolari. È quanto emerge da uno studio che ha analizzato dati globali raccolti nell’arco di oltre trent’anni, valutando il numero di persone coinvolte, i decessi e il carico della patologia in termini di anni vissuti con disabilità o persi prematuramente.
La condizione consiste in un danno dei reni che persiste nel tempo e può progredire lentamente, spesso senza sintomi evidenti nelle fasi iniziali. L’analisi ha considerato anche le differenze legate all’età, all’area geografica e alle cause associate, con particolare attenzione a diabete, ipertensione e indice di massa corporea.
Le dimensioni del fenomeno
Secondo le stime, nel 2021 le donne con malattia renale cronica erano circa 359 milioni nel mondo. Rispetto al 1990 sono aumentati in modo marcato sia i casi sia i decessi e il peso complessivo della patologia sulla salute.
La quota più importante di decessi e perdita di salute riguarda le donne dai 50 anni in su. Tuttavia, anche tra le donne in età riproduttiva i casi risultano in aumento, insieme alla crescita di alcuni fattori di rischio metabolici. Le forme associate al diabete di tipo 2 e alla pressione alta mostrano gli incrementi più rapidi per quanto riguarda i decessi e gli anni di vita in salute persi.
Lo studio evidenzia inoltre un rapporto stretto tra funzione renale e apparato cardiovascolare: quasi metà del carico attribuibile a una funzione renale ridotta risulta associato a malattie cardiovascolari, soprattutto alla cardiopatia ischemica. Il dato rafforza l’idea che reni, cuore e metabolismo vadano considerati come parti di uno stesso quadro di salute.
Prevenzione e limiti dello studio
Glicemia elevata, pressione non controllata, eccesso di peso e sedentarietà possono influenzare più organi contemporaneamente. Muoversi con regolarità, seguire un’alimentazione equilibrata, limitare bevande zuccherate e cibi ultraprocessati e controllare pressione e glicemia sono abitudini utili non solo per il cuore e il rischio di diabete, ma anche per la salute dei reni.
Il lavoro descrive tuttavia tendenze epidemiologiche globali e non dimostra un rapporto diretto di causa-effetto nelle singole persone. Le stime non derivano da dati clinici individuali raccolti con modalità identiche in tutti i Paesi. Inoltre, l’analisi considera in modo limitato aspetti specifici della salute femminile, come storia riproduttiva, gravidanza e cambiamenti ormonali.
I risultati aiutano quindi a individuare i gruppi più esposti e le priorità di salute pubblica, ma non possono essere trasformati in regole valide per tutte. In presenza di diabete, ipertensione o obesità, il confronto con il medico può chiarire se e quando sia opportuno verificare anche la funzione renale.
Lo studio, dal titolo Chronic kidney disease in women: Global trends and metabolic-cardiovascular associations, è stato pubblicato sul Chinese Medical Journal. Il DOI del paper è 10.1097/CM9.0000000000004100.