Un programma digitale strutturato può contribuire a migliorare la qualità di vita di alcune persone con sclerosi multipla, se utilizzato insieme alle cure abituali. È il risultato di uno studio randomizzato che ha coinvolto 470 adulti con una qualità di vita già compromessa all’inizio della ricerca.
Il programma, identificato con il nome Levidex, prevedeva 16 sessioni progressive da svolgere online. I contenuti includevano strumenti ispirati alla terapia cognitivo-comportamentale, tecniche di mindfulness e indicazioni pratiche su sonno, attività fisica, alimentazione e gestione delle emozioni. I partecipanti sono stati assegnati casualmente al percorso digitale in aggiunta alle cure standard oppure alle sole cure abituali.
I risultati dopo sei mesi
Al termine del periodo di osservazione, il gruppo che aveva seguito il programma ha registrato un miglioramento medio della qualità di vita legata alla sclerosi multipla superiore rispetto al gruppo di confronto. L’effetto è stato contenuto, ma considerato statisticamente significativo e clinicamente rilevante per una parte dei partecipanti.
In concreto, circa il 40% delle persone che avevano utilizzato l’intervento ha raggiunto un miglioramento ritenuto importante, contro poco meno del 28% di chi aveva seguito soltanto le cure abituali. Sono emersi segnali favorevoli anche sui sintomi depressivi e sul funzionamento sociale e lavorativo. Non è stato invece rilevato un beneficio chiaro sull’ansia.
Lo studio non ha segnalato eventi avversi gravi e la soddisfazione degli utenti è risultata buona. L’aderenza, tuttavia, è diminuita nel tempo: se all’inizio quasi tutti completavano le sessioni, nelle fasi finali la partecipazione era molto più bassa. È un limite frequente per gli strumenti digitali e può influenzare la loro efficacia nella pratica quotidiana.
Limiti e interpretazione dei dati
Il risultato non significa che un’applicazione possa curare la sclerosi multipla o sostituire farmaci, riabilitazione e assistenza psicologica. Il possibile vantaggio riguarda soprattutto il benessere percepito, l’umore e la gestione della vita quotidiana, in aggiunta al percorso terapeutico indicato dai professionisti.
La ricerca è durata soltanto sei mesi, perciò non è possibile stabilire se i benefici si mantengano a lungo. Inoltre, i partecipanti sapevano quale trattamento stavano ricevendo e questo può aver influenzato le risposte ai questionari. I risultati si riferiscono poi a persone selezionate perché partivano da una qualità di vita ridotta: non è quindi scontato che lo stesso effetto si osservi in chi sta meglio o in contesti sanitari differenti.
Un ulteriore elemento di cautela riguarda il finanziamento dello studio, sostenuto dall’azienda che produce il programma. Saranno quindi importanti nuove valutazioni indipendenti. La ricerca, pubblicata su Multiple Sclerosis Journal – Experimental Translational and Clinical, suggerisce comunque che un supporto digitale accessibile e guidato possa rappresentare un complemento utile per alcune persone, senza sostituire le cure abituali.