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Tiroide e dieta: le false credenze da sfatare

Detox, iodio, glutine e farmaci: il parere dell’endocrinologa su ciò che aiuta davvero la ghiandola

Tiroide e dieta: le false credenze da sfatare

La tiroide produce ormoni che regolano metabolismo, consumo energetico e temperatura corporea. Proprio per il ruolo centrale della ghiandola si sono diffuse numerose convinzioni sul rapporto tra cibo e salute tiroidea: alcune indicazioni possono favorire il benessere generale, ma molte altre alimentano aspettative infondate e rischiano di far rimandare una valutazione medica.

A fare chiarezza è Maria Grazia Castagna, professore associato di Endocrinologia all’Università di Siena. Il primo falso mito riguarda le diete detox: centrifugati, tisane e regimi depurativi non possono riattivare una tiroide che funziona male. Le alterazioni dipendono soprattutto da malattie autoimmuni, infiammazioni o noduli e richiedono diagnosi e, quando necessario, una terapia specifica. Anche alcuni farmaci, come l’amiodarone, possono interferire con la funzione della ghiandola nelle persone predisposte.

I nutrienti e gli alimenti da non demonizzare

Lo iodio è indispensabile per produrre gli ormoni tiroidei. Il sale iodato è quindi uno strumento di prevenzione contro i disturbi legati alla carenza, ma non cura una patologia già presente: in caso di ipotiroidismo la terapia indicata è la levotiroxina. Inoltre, sia un apporto insufficiente sia un eccesso di iodio possono compromettere l’equilibrio della ghiandola.

Non è invece necessario eliminare cavoli, broccoli, cavolfiori e altre verdure crucifere. Un possibile effetto sulla produzione ormonale è ipotizzabile solo in condizioni estreme, con consumi molto elevati e soprattutto a crudo. In una dieta varia, questi alimenti possono essere mangiati senza problemi. Anche la soia non danneggia la tiroide, ma può ridurre l’assorbimento della levotiroxina se consumata contemporaneamente al farmaco: è sufficiente distanziarne l’assunzione.

Una dieta senza glutine non migliora la funzione tiroidea in chi non è celiaco. Celiachia e tiroidite di Hashimoto possono coesistere perché sono entrambe malattie autoimmuni, ma il glutine va escluso per curare la celiachia, non la patologia della ghiandola. L’alterazione della mucosa intestinale può inoltre rendere più difficile l’assorbimento della levotiroxina.

Peso, caffè e integratori

Non è vero che un malfunzionamento tiroideo provochi sempre aumento o perdita di peso. Nell’ipotiroidismo lieve l’incremento è spesso assente; nelle forme più gravi può ammontare in genere a 3-4 chili, dovuti soprattutto alla ritenzione di liquidi. Con il corretto equilibrio ormonale, il metabolismo torna a funzionare normalmente. Anche nell’ipertiroidismo il dimagrimento non è inevitabile e riguarda soprattutto la massa muscolare.

Il caffè non provoca malattie della tiroide, ma può interferire con l’assorbimento della levotiroxina. La terapia va assunta con acqua, a digiuno, lasciando trascorrere almeno 30 minuti prima di mangiare o bere caffè. Non servono invece integratori di magnesio in assenza di una carenza documentata: in una persona sana il fabbisogno è generalmente coperto da un’alimentazione equilibrata.

Infine, non esistono prove di un beneficio specifico del digiuno intermittente sulla funzione tiroidea o sui sintomi dell’ipotiroidismo. Restrizioni caloriche estreme possono modificare la trasformazione degli ormoni tiroidei e rallentare i processi metabolici. Nemmeno i cibi ultraprocessati causano direttamente le malattie autoimmuni della tiroide, anche se limitarli e preferire frutta, verdura, legumi, cereali integrali e fonti proteiche di qualità resta una scelta utile per la salute generale.