Un nuovo studio condotto sui topi indica che il cervello adulto può attivare meccanismi di riorganizzazione dopo una perdita localizzata di tessuto. Il lavoro si è concentrato sugli astrociti, cellule di supporto che contribuiscono all’equilibrio dell’ambiente nervoso, sostengono i vasi sanguigni e aiutano a mantenere il corretto funzionamento dei neuroni.
I ricercatori hanno provocato negli animali adulti una perdita circoscritta di astrociti nella corteccia cerebrale, senza evidenziare un danno vascolare. Hanno quindi osservato per giorni e settimane le cellule rimaste ai margini della lesione, per capire come reagissero alla scomparsa di una parte della rete di sostegno.
La risposta delle cellule vicine
Gli astrociti sopravvissuti hanno modificato la propria forma, allungando i prolungamenti verso l’area danneggiata. È stata osservata anche una significativa proliferazione cellulare, con la produzione di nuove cellule attraverso la divisione.
L’aspetto più particolare ha riguardato il comportamento dei nuclei. Dopo la divisione, molte cellule sono rimaste temporaneamente multinucleate, cioè con più nuclei all’interno dello stesso citoplasma. In seguito, i nuclei si sono spostati gradualmente lungo i prolungamenti cellulari, raggiungendo zone che in precedenza erano prive di astrociti. La ricostruzione della rete, quindi, non sarebbe avvenuta soltanto attraverso la moltiplicazione delle cellule, ma anche grazie alla redistribuzione dei nuclei nello spazio lesionato.
Le analisi molecolari hanno mostrato un’attivazione temporanea di geni coinvolti nel rimodellamento e nel movimento cellulare. Questa attività tendeva a diminuire con il ripristino della rete. Nel modello esaminato, inoltre, non si è formata la classica cicatrice gliale, una barriera che può comparire in altri tipi di lesione cerebrale.
Un risultato ancora preliminare
Il risultato non dimostra che il cervello possa ripararsi autonomamente dopo qualsiasi danno. Indica piuttosto che, in alcune condizioni, il tessuto nervoso adulto conserva forme di plasticità più dinamiche di quanto si ritenesse. La perdita di astrociti è associata a diverse condizioni neurologiche e infiammatorie: comprendere i meccanismi che consentono a queste cellule di ricolonizzare una zona danneggiata potrebbe orientare future strategie terapeutiche.
La cautela resta però essenziale. L’esperimento è stato condotto soprattutto su topi adulti e ha utilizzato un modello molto specifico di lesione. Non è quindi possibile stabilire se lo stesso processo avvenga allo stesso modo nel cervello umano o se la sua attivazione possa produrre un recupero clinico significativo.
Un’indicazione preliminare è arrivata anche dall’osservazione di tessuti umani, nei quali sono stati individuati astrociti con caratteristiche simili vicino a lesioni associate a una malattia infiammatoria. Il dato, tuttavia, non prova un effetto terapeutico e non chiarisce le conseguenze a lungo termine del fenomeno.
Lo studio, pubblicato su Nature Neuroscience con il titolo Focal astrocyte loss reveals nuclear translocation during lesion repopulation, rappresenta quindi un contributo alla comprensione dei processi di riparazione del tessuto nervoso. Non offre indicazioni per modificare le cure attuali o le aspettative dei singoli pazienti, ma suggerisce una possibile direzione per la ricerca futura. DOI: 10.1038/s41593-026-02354-5.