Ricerca oncologica

Una molecola del grasso sano frena il tumore al seno

Lo studio preclinico lega l’obesità a minori difese lipidiche contro la malattia

Una molecola del grasso sano frena il tumore al seno

Il tessuto adiposo che circonda la ghiandola mammaria potrebbe avere un ruolo più attivo di quanto si pensasse nel contrastare il tumore al seno. Uno studio condotto su topi, cellule in coltura e campioni di tessuto umano ha individuato negli adipociti sani una molecola lipidica capace di ostacolare la crescita delle cellule tumorali. Il risultato aggiunge un elemento al complesso rapporto tra metabolismo e oncologia, ma deve ancora essere verificato in studi clinici sull’uomo.

La sostanza individuata dai ricercatori si chiama 9S-HODE ed è derivata dagli acidi grassi. Secondo gli esperimenti, viene rilasciata dalle cellule adipose del tessuto mammario in condizioni di peso normale e agisce sulle cellule maligne attraverso la ferroptosi, una forma di morte cellulare programmata associata all’accumulo e all’ossidazione del ferro.

Il meccanismo osservato in laboratorio

La molecola sembra alterare la gestione del ferro all’interno delle cellule tumorali, innescando processi che portano alla loro distruzione. Le cellule mammarie sane, invece, riescono a difendersi immagazzinando i grassi in piccole goccioline intracellulari. Questa differenza potrebbe spiegare perché il composto colpisca soprattutto le cellule maligne, almeno nei modelli analizzati.

Nei topi obesi, i ricercatori hanno osservato una riduzione marcata della produzione di 9S-HODE, accompagnata da una crescita più rapida dei tumori. Un’associazione simile è emersa dall’analisi di campioni di tessuto mammario umano: all’aumentare dell’indice di massa corporea corrispondevano livelli inferiori della molecola. Quando la sostanza è stata somministrata direttamente nei tumori dei topi obesi, la crescita della massa si è rallentata. Lo stesso effetto è stato osservato in modelli tridimensionali ottenuti da cellule di pazienti.

Risultati ancora lontani da una terapia

Gli autori sottolineano però che si tratta di una ricerca preclinica. Gli esperimenti sono stati realizzati su cellule, tessuti isolati, modelli tridimensionali e animali; non è quindi ancora possibile stabilire se la molecola sia sicura o efficace nelle persone. Inoltre, nei topi è stata iniettata direttamente nel tumore, una modalità molto diversa da quella necessaria per sviluppare un eventuale trattamento sistemico. Non è stato ancora identificato neppure il recettore preciso con cui la sostanza interagisce.

La scoperta non indica dunque la disponibilità di un nuovo farmaco o di un integratore. Suggerisce piuttosto che l’equilibrio metabolico può influenzare l’ambiente che circonda il tumore. Alimentazione e attività fisica possono contribuire alla salute generale, ma il carcinoma mammario resta una malattia complessa, legata a numerosi fattori tra cui età e genetica. Il peso non può essere considerato una responsabilità individuale né l’unica chiave per spiegare il rischio o l’andamento della malattia. Lo studio originale, intitolato Lean adipocyte oxylipin signaling restrains breast cancer through ferroptosis, è stato pubblicato sulla rivista Science con DOI 10.1126/science.aea4287.