Per chi segue una terapia contro l’ipertensione senza riuscire a riportare i valori entro i limiti, la ricerca sta valutando anche soluzioni complementari e non invasive. Circa quattro persone su dieci faticano a controllare la pressione nonostante i farmaci. Tra gli approcci studiati c’è un piccolo dispositivo applicato all’orecchio esterno, pensato per modulare alcuni segnali nervosi coinvolti nella regolazione cardiovascolare.
Il dispositivo testato nello studio
La tecnologia esaminata si chiama neuromodulazione autonomica transcutanea. Il dispositivo invia lievi impulsi elettrici attraverso la pelle dell’orecchio, stimolando fibre nervose sensitive collegate al nervo vago. Quest’ultimo partecipa a diverse funzioni del sistema nervoso autonomo, tra cui i meccanismi che contribuiscono alla regolazione della pressione sanguigna.
Lo studio clinico ha coinvolto 63 adulti con ipertensione non controllata. La loro pressione media diurna era di 150 su 95 mm Hg, nonostante l’assunzione di almeno un farmaco antipertensivo. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due gruppi: uno ha utilizzato il dispositivo attivo, mentre l’altro ha ricevuto un apparecchio identico ma inattivo. Né i pazienti né i medici sapevano quale trattamento fosse stato assegnato, così da ridurre il rischio di condizionamenti e valutare meglio l’eventuale effetto placebo.
Il protocollo prevedeva sessioni autonome a domicilio di 30 minuti al giorno per due settimane, seguite da una seduta settimanale per altre dieci settimane. L’obiettivo principale era verificare la sicurezza e la praticità del trattamento nella vita quotidiana, oltre a raccogliere primi dati sulla sua possibile efficacia.
Sicurezza confermata, efficacia ancora da verificare
Dal punto di vista della tollerabilità, i risultati sono stati favorevoli: il dispositivo è apparso sicuro e ben tollerato, senza problemi rilevanti. Il dato più importante, però, riguarda l’efficacia sulla pressione. Dopo tre mesi, considerando l’intero gruppo, il trattamento attivo non ha prodotto una riduzione significativa rispetto al dispositivo simulato.
Lo studio non ha evidenziato differenze significative neppure nella frequenza cardiaca o nella qualità della vita. Un’analisi ulteriore, prevista dal protocollo, ha tuttavia segnalato una possibile risposta più marcata tra i partecipanti che all’inizio presentavano una pressione sistolica superiore a 160 mm Hg. Si tratta di un risultato preliminare, che non dimostra l’efficacia della metodica e dovrà essere verificato su gruppi molto più numerosi.
Gli autori invitano quindi alla cautela nell’interpretazione dei dati. La ricerca riguarda un campione ristretto e il risultato principale non mostra un vantaggio del dispositivo rispetto al trattamento simulato. La stimolazione nervosa attraverso l’orecchio non può oggi essere considerata una terapia pronta a sostituire i farmaci prescritti.
Per chi ha difficoltà a stabilizzare la pressione, restano centrali il confronto con il medico, l’assunzione regolare delle cure, l’attività fisica, la riduzione del sale e una buona gestione del sonno. Eventuali modifiche alla terapia non devono essere decise autonomamente. Il lavoro, intitolato Safety, Acceptability and Efficacy of Noninvasive Transcutaneous-Autonomic Neuromodulation in Uncontrolled Hypertension, è stato pubblicato sulla rivista Hypertension, con DOI 10.1161/hypertensionaha.126.27847.