Ricerca digitale

Routine dello smartphone associate alle giornate di stress

Un piccolo studio su 26 adulti ha classificato correttamente circa tre giorni difficili su quattro, senza conservare i messaggi.

Routine dello smartphone associate alle giornate di stress

Il modo in cui utilizziamo lo smartphone potrebbe offrire indicazioni sul nostro livello di stress quotidiano. A suggerirlo è uno studio condotto su 26 adulti tra i 20 e i 40 anni, tra studenti universitari e lavoratori, tutti dotati di un telefono Android. I partecipanti hanno utilizzato il dispositivo nella vita reale per uno o quattro mesi e ogni giorno hanno indicato se la giornata fosse stata particolarmente stressante.

La ricerca non si è concentrata sul tempo trascorso davanti allo schermo o sul semplice elenco delle applicazioni aperte. I ricercatori hanno osservato le attività ricorrenti, cioè la funzione dei gesti compiuti: inviare messaggi, cercare informazioni, effettuare pagamenti o gestire la posta elettronica. Per ricostruire queste routine è stata analizzata la sequenza delle schermate all’interno delle app, con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. Il contenuto dei messaggi non è stato conservato e i dati sui destinatari sono stati resi non identificabili.

Il modello ha riconosciuto circa tre giornate su quattro

Il modello personalizzato sviluppato per ciascun partecipante ha distinto le giornate stressanti dalle altre in circa il 75% dei casi. Il risultato è stato superiore di circa cinque punti percentuali rispetto a un metodo basato sulle tradizionali misure di utilizzo delle applicazioni. Inoltre, il sistema ha raggiunto questa accuratezza osservando soltanto una parte dei tipi di app utilizzati.

Secondo gli autori, considerare la funzione delle attività potrebbe rendere il monitoraggio più stabile nel tempo. Le singole applicazioni possono cambiare, aggiornarsi o essere sostituite, mentre esigenze come comunicare, cercare informazioni o pagare restano più costanti. Si tratta però di una possibile direzione di ricerca, non di uno strumento già pronto per essere utilizzato dal pubblico.

Il risultato va interpretato con cautela. Un’accuratezza del 75% significa infatti che una giornata su quattro viene classificata in modo errato. Inoltre, lo studio mostra un’associazione tra le abitudini d’uso e lo stress, ma non dimostra un rapporto di causa ed effetto: scrivere molti messaggi, per esempio, non significa necessariamente provocare tensione.

Limiti e indicazioni pratiche

Il campione era ridotto e omogeneo per età, occupazione e sistema operativo. Non è quindi possibile sapere se gli stessi risultati valgano per persone più anziane o per chi utilizza altri dispositivi. Anche la misurazione dello stress, basata sull’autovalutazione quotidiana, è soggettiva. Gli autori prevedono verifiche su gruppi più ampi e diversificati.

Le abitudini digitali possono offrire uno spunto di consapevolezza, ma non devono trasformarsi in un’autodiagnosi. Per gestire lo stress restano consigliate le strategie meglio documentate: dormire a sufficienza, muoversi con regolarità, concedersi pause e mantenere le relazioni sociali. Se la tensione persiste o diventa difficile da gestire, è opportuno parlarne con il medico, senza affidarsi soltanto a un algoritmo. Lo studio è stato pubblicato nei Proceedings of the ACM on Interactive Mobile Wearable and Ubiquitous Technologies, con DOI 10.1145/3770644.