Avere più gas del solito dopo aver iniziato un probiotico può far pensare di averne assunto troppo. In realtà, per questi integratori non esiste una soglia valida per tutti oltre la quale si può parlare automaticamente di eccesso. Il significato del disturbo dipende soprattutto da intensità e durata dei sintomi, oltre che dalle condizioni della persona.
Nelle persone sane, gli effetti indesiderati sono generalmente lievi e riguardano soprattutto l’apparato digerente. Il gas tende spesso a risolversi da solo, ma non esiste un numero di giorni entro cui la sua scomparsa sia garantita. La sua presenza, inoltre, non dimostra che nell’intestino ci siano troppi batteri. Anche la diarrea può dipendere da molte cause, tra cui infezioni e farmaci: la coincidenza con l’assunzione di un prodotto non prova da sola un rapporto di causa-effetto.
La dose non si misura solo in miliardi
La quantità appropriata dipende dal ceppo contenuto nel prodotto, dalla formulazione e dal motivo per cui viene utilizzato. Due confezioni definite probiotiche possono contenere microrganismi differenti e avere effetti diversi. Per questo la dose dovrebbe essere quella studiata per lo specifico prodotto e per l’obiettivo previsto.
Sulla confezione è spesso indicato il numero di UFC, o CFU, cioè le unità formanti colonia. Il dato indica quanti microrganismi vivi sono presenti in una dose, ma un numero più elevato non garantisce maggiori benefici e non implica automaticamente un rischio superiore. Per le persone sane non esistono raccomandazioni ufficiali generali che rendano necessaria l’assunzione quotidiana. Non sono inoltre stabiliti cicli o pause standard: le conoscenze sulla sicurezza a lungo termine non consentono di quantificare tutti gli effetti indesiderati.
La scelta di prodotto, dose e durata dovrebbe quindi essere valutata con un professionista sanitario, soprattutto quando l’integratore viene assunto ogni giorno senza un’indicazione precisa. Un disturbo lieve può essere l’occasione per verificare se il ceppo utilizzato è stato studiato per lo scopo desiderato e se l’assunzione quotidiana sia ancora necessaria.
Chi deve prestare maggiore attenzione
Il quadro cambia per le persone gravemente malate o immunocompromesse. In questi soggetti sono stati documentati casi di infezioni invasive, con batteri o lieviti presenti nel sangue. In alcune situazioni il microrganismo responsabile era lo stesso contenuto nel probiotico; in altre, il collegamento è rimasto soltanto sospetto.
Il rischio sembra dipendere soprattutto dalle condizioni della persona, più che dalla quantità assunta. Chi ha un sistema immunitario indebolito o una malattia grave dovrebbe quindi chiedere un parere medico prima di utilizzare un probiotico.
Alcuni sintomi richiedono un contatto medico tempestivo, indipendentemente dall’integratore assunto: dolore addominale intenso, sangue nelle feci o feci nere e catramose, vomito frequente e segni di disidratazione come sete intensa, ridotta produzione di urina e capogiri.
È opportuno rivolgersi a un medico anche in caso di diarrea che dura più di due giorni, febbre alta o almeno sei scariche liquide nell’arco della giornata. In queste circostanze sospendere il prodotto e aspettare che il disturbo passi non è sufficiente. Fuori dai casi di allarme, la revisione del probiotico con il professionista che segue la persona può aiutare a chiarire se servano ancora quel ceppo, quella dose e quell’assunzione quotidiana.