Controllo notturno

Perché la glicemia può salire anche senza cena

Il fegato continua a rilasciare zuccheri: il dato al risveglio va interpretato con misurazioni mirate.

Perché la glicemia può salire anche senza cena

Andare a letto senza mangiare e svegliarsi con la glicemia alta non è necessariamente una contraddizione. Il livello di glucosio nel sangue, infatti, non dipende soltanto dall’ultimo pasto: anche durante il digiuno notturno il fegato produce e rilascia glucosio per garantire energia continua agli organi. Saltare la cena, quindi, non interrompe del tutto il rifornimento interno di zuccheri.

In condizioni normali, la produzione epatica e l’azione dell’insulina restano in equilibrio. Nel diabete di tipo 2, però, il fegato può rilasciare una quantità eccessiva di glucosio, contribuendo all’aumento dei valori anche lontano dai pasti. Nelle prime ore del mattino può inoltre comparire il fenomeno dell’alba, un rialzo legato alla variazione degli ormoni controregolatori e a una risposta insulinica non sufficiente a compensarla.

Le possibili cause del rialzo mattutino

Per chi segue una terapia insulinica, una spiegazione può essere una copertura basale notturna insufficiente: l’effetto della dose serale potrebbe esaurirsi prima del risveglio. È stato ipotizzato anche l’effetto Somogyi, cioè un aumento dopo un’ipoglicemia durante il sonno. Tuttavia, un’analisi nel diabete di tipo 1 ha rilevato sequenze di valori bassi seguite da valori elevati senza riuscire a stabilire quanto il rialzo dipendesse dalla risposta ormonale e quanto dai carboidrati usati per correggere il calo. La semplice alternanza tra ipoglicemia e iperglicemia non dimostra quindi che questo sia un meccanismo abituale.

Il solo valore misurato appena svegli non mostra l’andamento della notte. La glicemia potrebbe essere rimasta alta e stabile già dalla sera, oppure essere aumentata soltanto nelle ultime ore. Per distinguere le diverse situazioni, è utile confrontare la misurazione prima di dormire, un eventuale controllo notturno e il dato del mattino. Se i rialzi si ripetono, queste informazioni possono aiutare il medico a ricostruire il profilo notturno, senza acquistare necessariamente un sensore continuo di propria iniziativa.

Perché evitare le correzioni fai-da-te

Chi non ha una diagnosi di diabete dovrebbe ricordare che glucometri e sensori continui domestici non sono strumenti validati per formulare una diagnosi. Negli adulti non in gravidanza, il criterio diagnostico prevede una glicemia plasmatica a digiuno di almeno 126 mg/dL, dopo almeno otto ore senza calorie, con conferma attraverso un secondo riscontro in assenza di sintomi inequivocabili.

Aumentare autonomamente l’insulina serale per ridurre il valore del mattino può provocare ipoglicemie durante il sonno. Anche saltare o ritardare la cena può essere rischioso per chi assume insulina o farmaci che stimolano la secrezione insulinica, come sulfoniluree e meglitinidi. Non ci sono inoltre prove solide che uno spuntino prima di coricarsi migliori in modo costante la glicemia mattutina: una revisione di sedici studi non ha rilevato un beneficio coerente rispetto a non mangiare.

Un valore elevato al mattino va quindi discusso con il diabetologo per calibrare la terapia individuale. In presenza di vomito con impossibilità di trattenere liquidi, difficoltà respiratoria o alito dall’odore fruttato, chi ha il diabete deve richiedere assistenza urgente: possono essere segnali di chetoacidosi diabetica, più frequente nel tipo 1 ma possibile anche nel tipo 2.