Durante la perimenopausa e nei primi anni successivi all’ultima mestruazione possono comparire irritabilità, tristezza, difficoltà di concentrazione e una generale riduzione del benessere. Una revisione scientifica ha valutato se l’attività fisica possa contribuire a migliorare questi aspetti, analizzando i risultati disponibili su donne tra i 40 e i 65 anni.
Il gruppo di ricerca ha riunito i dati di 12 studi randomizzati, condotti in sette Paesi e per un totale di circa mille partecipanti. In questo tipo di ricerca le donne vengono assegnate casualmente a un programma di esercizio oppure a un gruppo di confronto, così da stimare meglio l’effetto dell’intervento. I programmi considerati duravano da sei settimane a sei mesi, con due-sette sedute alla settimana, nella maggior parte dei casi guidate da un istruttore.
Quali attività sono state analizzate
Le proposte erano diverse: camminata, danza, Zumba, yoga, tai chi, pilates e taekwondo. Nel complesso, le partecipanti che seguivano un programma di movimento riferivano meno sintomi depressivi, un umore migliore e una qualità della vita più elevata rispetto ai gruppi di confronto.
Le attività aerobiche, cioè quelle che aumentano il ritmo del respiro e del battito, sembravano avere l’effetto più evidente su depressione e umore. Yoga e tai chi, discipline che combinano esercizio fisico e attenzione mentale, risultavano invece particolarmente associate alla componente psicologica della qualità della vita. I miglioramenti emergevano sia durante la perimenopausa sia dopo la menopausa, anche se l’entità dei risultati cambiava sensibilmente tra uno studio e l’altro.
Gli autori ipotizzano che il movimento possa influire sui meccanismi cerebrali legati al benessere e sulla risposta allo stress. Anche l’attività svolta in gruppo potrebbe avere un ruolo, grazie al contatto sociale e al rafforzamento della fiducia in sé. Si tratta tuttavia di spiegazioni plausibili, non ancora dimostrate in modo specifico da questa revisione.
Benefici da interpretare con prudenza
Il quadro resta da leggere con cautela. Oltre otto studi su dieci sono stati giudicati ad alto rischio di distorsioni: le partecipanti conoscevano il gruppo di appartenenza, alcuni dati mancavano e non sempre le analisi comprendevano tutte le donne inizialmente arruolate. Inoltre, i sintomi erano valutati attraverso questionari compilati dalle stesse partecipanti e nessuna ricerca ha verificato gli effetti nel lungo periodo.
Non è stato possibile stabilire quanto le donne abbiano seguito davvero le sedute. In alcune analisi alternative, i risultati sulla qualità della vita non erano più statisticamente significativi. Gli autori segnalano inoltre la possibilità che gli studi con esiti meno favorevoli non siano stati pubblicati. La direzione dei risultati è quindi incoraggiante, ma la reale entità del beneficio resta incerta.
La revisione non individua un’attività migliore delle altre né una dose precisa di esercizio. Camminare con regolarità, seguire un corso di ballo o provare lo yoga può comunque rappresentare una scelta ragionevole per sostenere il benessere psicologico, soprattutto se l’attività è compatibile con le proprie energie, abitudini e preferenze. Un programma sostenibile è più utile di un percorso ideale abbandonato dopo poco tempo.
Il movimento non sostituisce le cure. Quando tristezza, ansia o difficoltà di concentrazione incidono sulla vita quotidiana, è opportuno parlarne con il medico, che può valutare anche il ricorso alla terapia ormonale o al supporto psicologico. L’attività fisica può affiancare questi interventi, ma non prenderne il posto. La revisione è pubblicata con DOI 10.1097/gme.0000000000002827.