Ricerca epatica

Mangiare tardi può aumentare i rischi per il fegato

Un’analisi su quasi 200mila adulti rileva un’associazione con steatosi e cirrosi, ma non prova un rapporto di causa.

Mangiare tardi può aumentare i rischi per il fegato

Uno spuntino dopo cena o prima di andare a letto è un’abitudine comune, spesso legata alla stanchezza o al desiderio di concedersi una pausa. Secondo un nuovo studio, però, anche il momento in cui si mangia potrebbe avere un ruolo nella salute del fegato. La ricerca ha rilevato un’associazione tra il consumo di cibo a tarda sera e un rischio maggiore di alcune malattie epatiche, senza dimostrare che l’orario dei pasti ne sia la causa.

Il gruppo di ricerca ha analizzato i dati di tre grandi studi statunitensi condotti nel tempo su professionisti sanitari. Il campione comprendeva quasi 200.000 adulti, in maggioranza donne, con un’età mediana di circa 60 anni. All’inizio del periodo di osservazione nessuno aveva una malattia del fegato. I partecipanti hanno fornito periodicamente informazioni sull’alimentazione e sullo stile di vita, mentre le nuove diagnosi sono state registrate per circa 16 anni.

I risultati sull’alimentazione serale

Le condizioni osservate erano la steatosi epatica metabolica, caratterizzata dall’accumulo di grasso nel fegato e spesso associata a sovrappeso, glicemia elevata o alterazioni dei grassi nel sangue, e la cirrosi, cioè una cicatrizzazione estesa che compromette la funzionalità dell’organo.

Le persone che dichiaravano di mangiare dopo cena o dopo essere andate a letto mostravano un rischio più alto di circa un terzo per la steatosi e del 28% per la cirrosi. L’associazione restava anche dopo aver considerato diversi fattori, tra cui peso, calorie complessive, qualità della dieta, consumo di alcol, fumo, diabete e attività fisica. Non emergeva invece un legame chiaro con il saltare la colazione o con il numero complessivo dei pasti, una volta tenuti presenti gli stessi elementi.

Un’associazione da interpretare con cautela

Una possibile spiegazione riguarda l’orologio biologico del fegato. Nelle ore serali la sensibilità all’insulina tende a ridursi e l’organismo consuma meno energia; il cibo assunto vicino al momento del riposo potrebbe quindi essere elaborato in modo meno favorevole, facilitando l’accumulo di grasso. Si tratta però di un’ipotesi biologicamente plausibile che lo studio non ha verificato direttamente.

La ricerca è infatti osservazionale e può indicare soltanto un’associazione. Non dimostra che mangiare tardi provochi malattie del fegato: chi consuma cibo dopo cena potrebbe avere altre abitudini o condizioni non rilevate. Inoltre, i dati su alimentazione e diagnosi erano riferiti dai partecipanti e non erano accompagnati da esami del sangue o ecografie. Il campione era composto soprattutto da persone bianche, istruite e più sane della media, perciò i risultati potrebbero non valere allo stesso modo per altre popolazioni o per culture in cui si cena tardi.

Anche il rischio assoluto deve essere considerato. Nel campione i casi di cirrosi sono stati poco più di 300: un aumento percentuale non significa dunque che chi mangia la sera sia destinato ad ammalarsi. Il lavoro, inoltre, non è ancora apparso nella sua versione definitiva.

Per la salute del fegato restano centrali le indicazioni già note: mantenere un peso adeguato, svolgere attività fisica, limitare l’alcol e seguire una dieta ricca di vegetali. Lasciare un intervallo tra l’ultimo pasto e il sonno può essere un accorgimento ragionevole, ma non una protezione dimostrata. In presenza di fattori di rischio come diabete o sovrappeso, è utile rivolgersi al medico per valutare gli esami più adatti.

Lo studio, intitolato Late-Night Eating is Associated with MASLD and Cirrhosis, è stato condotto nell’ambito del Nurses’ Health Study e dell’Health Professionals’ Follow-Up Study. La ricerca è stata associata alla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology, con DOI 10.1016/j.cgh.2026.09.047.