Il magnesio contribuisce alla normale funzione di nervi e muscoli e al mantenimento del ritmo cardiaco. Questo ruolo fisiologico, però, non significa che assumere quantità aggiuntive del minerale possa prevenire le aritmie. Se l’apporto nutrizionale è già adeguato, infatti, non ci sono prove sufficienti a sostegno di un effetto preventivo ottenuto attraverso alimenti o integratori.
Le evidenze sugli integratori restano incoerenti, soprattutto nella popolazione generale. Alcune osservazioni hanno collegato bassi livelli di magnesio nel sangue a un rischio maggiore di fibrillazione atriale, ma la concentrazione circolante non coincide necessariamente con la quantità introdotta attraverso la dieta. Anche l’aumento dei valori ematici ottenuto con un prodotto non ha dimostrato automaticamente un beneficio sul ritmo.
Una sperimentazione condotta su 59 adulti con un’età media di 62 anni ha rilevato un aumento del magnesio circolante dopo l’integrazione, senza però una riduzione dimostrata delle extrasistoli atriali. Le dimensioni e la durata limitate dello studio non permettono di stabilire l’efficacia preventiva. Analogamente, i test condotti in ospedale su pazienti sottoposti a interventi cardiaci rispondono a esigenze acute e non possono essere trasferiti alle scelte alimentari di un adulto sano.
Fabbisogno, età e fonti alimentari
Il superamento dei cinquant’anni non comporta una soglia biologica che renda necessarie dosi extra per proteggere il cuore. Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, l’assunzione adeguata è di 350 milligrammi al giorno per gli uomini e 300 milligrammi per le donne, valori mantenuti anche in età avanzata. Si tratta di riferimenti nutrizionali, non di dosaggi terapeutici.
Con l’età può però diventare più difficile mantenere un apporto sufficiente. A incidere sono la riduzione della quantità di cibo consumata, un possibile minore assorbimento intestinale, le patologie croniche e alcune terapie che possono aumentare le perdite del minerale. Le principali fonti alimentari sono legumi, cereali integrali, frutta a guscio, semi e verdure a foglia verde.
In una porzione da circa 28 grammi, equivalente a una manciata, i semi di zucca tostati forniscono 156 milligrammi di magnesio; le mandorle tostate a secco ne contengono 80 milligrammi e gli anacardi 74. Inserire con regolarità questi alimenti, insieme a legumi e cereali integrali, aiuta ad avvicinarsi al fabbisogno quotidiano senza considerare il magnesio un rimedio contro le aritmie.
Integratori, rischi e segnali da non trascurare
Il magnesio assunto con gli alimenti è generalmente sicuro, mentre dosi elevate attraverso compresse, bustine o medicinali possono causare crampi addominali, nausea e diarrea. Il rischio di tossicità aumenta quando la funzione renale è compromessa, perché l’organismo elimina con maggiore difficoltà il minerale. In presenza di una malattia renale è quindi importante evitare l’integrazione fai-da-te.
Gli integratori possono inoltre ridurre l’assorbimento di alcuni bisfosfonati orali e antibiotici. Diuretici e uso prolungato di inibitori di pompa protonica possono invece modificare i livelli di magnesio nell’organismo. Chi assume farmaci dovrebbe chiedere consiglio al medico o al farmacista prima di iniziare un prodotto da banco.
Palpitazioni ricorrenti, più frequenti del solito o prolungate richiedono una valutazione medica e non indicano automaticamente una carenza di magnesio. Se il battito anomalo è accompagnato da dolore al petto, fiato corto o sensazione di svenimento, è necessario chiedere assistenza medica urgente, senza tentare di correggere il problema con la dieta o gli integratori.