Ricerca cardiaca

Il rischio cardiovascolare oltre il colesterolo LDL

Un’analisi su trigliceridi e lipoproteina(a) approfondisce i meccanismi legati all’infiammazione delle arterie

Il rischio cardiovascolare oltre il colesterolo LDL

Avere il colesterolo LDL nei limiti è importante, ma non esclude completamente il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare. È questa la conclusione a cui contribuisce un nuovo studio dedicato alle diverse particelle che trasportano i grassi nel sangue. La ricerca si concentra in particolare sulle lipoproteine ricche di trigliceridi e sulla lipoproteina(a), oltre che sulle più note LDL, per capire come possano influenzare i processi che danneggiano le arterie.

I grassi non circolano liberamente nel sangue: vengono trasportati da particelle chiamate lipoproteine. I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 35.000 adulti senza precedenti malattie cardiache, seguiti per quasi quattordici anni, e hanno verificato i risultati su un secondo gruppo di quasi 6.000 persone. Attraverso analisi genetiche e misurazioni di circa 3.000 proteine plasmatiche, hanno cercato di ricostruire l’impronta biologica associata a ciascun tipo di lipoproteina.

Tre particelle, effetti differenti

Le LDL sono risultate associate soprattutto al metabolismo dei grassi e al loro deposito nella parete delle arterie. Le lipoproteine ricche di trigliceridi e la lipoproteina(a), invece, hanno mostrato profili proteici simili tra loro e diversi da quelli delle LDL. Le molecole associate a queste particelle sono coinvolte nell’infiammazione dei vasi, nel richiamo delle cellule immunitarie e nei cambiamenti strutturali della parete arteriosa.

I punteggi ottenuti sulla base di queste firme proteiche sono risultati associati allo sviluppo futuro di malattia coronarica, anche considerando i livelli delle altre lipoproteine. Il dato suggerisce che alcune particelle possano contribuire non soltanto all’accumulo di grasso, ma anche a rendere le arterie più vulnerabili e infiammate. La lipoproteina(a), inoltre, è influenzata in larga misura dalla genetica, mentre sui trigliceridi possono incidere anche le abitudini quotidiane.

Lo studio non porta ancora a un nuovo esame

I risultati vanno interpretati con cautela. L’analisi genetica può aiutare a distinguere le associazioni casuali dai possibili rapporti di causa-effetto, ma non dimostra che bloccare le proteine individuate sia sufficiente a prevenire gli infarti. Inoltre, la quantità di proteine misurata nel sangue non descrive necessariamente ciò che accade all’interno della placca arteriosa.

Tra i limiti indicati ci sono anche il fatto che alcuni prelievi non siano stati eseguiti a digiuno e le difficoltà tecniche ancora associate alla misurazione della lipoproteina(a). Non si tratta quindi di un nuovo test pronto per l’uso quotidiano. Il colesterolo LDL resta un obiettivo fondamentale della prevenzione e le terapie prescritte non devono essere modificate o sospese senza il parere del medico.

Lo studio rafforza però l’importanza di una valutazione più ampia del rischio cardiovascolare. Ridurre il consumo di zuccheri semplici e alcol, mantenere un peso adeguato e svolgere attività fisica con regolarità può aiutare a intervenire sui trigliceridi e sullo stato infiammatorio generale. La ricerca, intitolata Apolipoprotein B-containing lipoproteins: distinct roles in atherosclerosis revealed by plasma proteomic profiling, è stata pubblicata sull’European Heart Journal con DOI 10.1093/eurheartj/ehag718.