Un nuovo studio suggerisce che alcuni tumori cerebrali non si limitino a occupare spazio nel tessuto sano, ma siano in grado di modificare attivamente il funzionamento dei circuiti nervosi vicini. La ricerca si è concentrata sul glioma, una forma aggressiva di tumore cerebrale, e sul rapporto tra la malattia e l’attività elettrica del cervello. Questo legame potrebbe contribuire sia alla comparsa delle crisi epilettiche sia alla progressione della massa tumorale.
Il cervello mantiene il proprio equilibrio attraverso segnali che attivano i neuroni e altri che ne riducono l’attività. Tra questi ultimi ha un ruolo centrale il GABA, un messaggero chimico che agisce come un freno naturale dei circuiti nervosi. I ricercatori hanno analizzato in particolare i neuroni inibitori che circondano il tumore, osservando come il glioma riesca a indebolirne l’azione.
Il meccanismo osservato nei modelli animali
Gli esperimenti hanno evidenziato due processi distinti. Il primo riguarda la perdita di uno specifico trasportatore del GABA nelle cellule tumorali, con conseguenze sul rilascio della sostanza e sull’attività dei circuiti circostanti. Il secondo consiste nella secrezione della proteina DBI, che riduce ulteriormente l’efficacia dei segnali inibitori. Il risultato è un tessuto cerebrale più eccitato, condizione che può favorire la crescita delle cellule maligne.
Secondo i dati raccolti, questa iperattività è anche associata alle crisi epilettiche, presenti in circa la metà dei pazienti con queste patologie. Nei topi, la stimolazione dei neuroni inibitori oppure l’impiego di farmaci antiepilettici capaci di potenziare l’azione del GABA ha rallentato la proliferazione del tumore. Il risultato, tuttavia, è stato osservato esclusivamente in laboratorio e non dimostra l’efficacia di una terapia nelle persone.
Perché servono ulteriori verifiche
Il fatto che alcuni medicinali già approvati per l’epilessia abbiano prodotto un effetto sui tumori nei modelli animali non significa che possano essere utilizzati come trattamento oncologico. Lo studio non stabilisce dosaggi, durata della terapia o possibili benefici sulla sopravvivenza. I risultati ottenuti nei topi, infatti, devono essere verificati attraverso studi successivi prima di poter valutare sicurezza ed efficacia nell’uomo.
Per questo, chi affronta un tumore cerebrale non deve modificare le cure in corso né assumere farmaci sulla base di dati preliminari. Gli antiepilettici devono essere prescritti soltanto quando esiste una precisa indicazione clinica e sotto il controllo dello specialista. Il principale contributo della ricerca riguarda la prospettiva biologica: in futuro, gli studi potrebbero puntare non solo sulle cellule tumorali, ma anche sulla protezione dell’equilibrio elettrico del tessuto sano circostante. Il lavoro è pubblicato con il titolo Glioma regulates GABAergic signaling to drive hyperactivity and tumor progression, DOI 10.1016/j.neuron.2026.10.001.