Ricerca metabolica

Fegato grasso, così fruttosio e testosterone possono interagire

Un esperimento sui topi indica un possibile ruolo dell’intestino, ma i risultati non sono ancora trasferibili alle persone.

Fegato grasso, così fruttosio e testosterone possono interagire

La steatosi epatica, cioè l’accumulo eccessivo di grasso nelle cellule del fegato associato a disfunzioni metaboliche, potrebbe essere influenzata dall’interazione tra alimentazione ed equilibrio ormonale. A suggerirlo è uno studio condotto su topi maschi, che ha analizzato gli effetti combinati di una dieta ricca di fruttosio e della carenza di testosterone.

I ricercatori hanno osservato gli animali per otto settimane, dividendoli in diversi gruppi. Alcuni avevano livelli ormonali normali, mentre in altri era stata indotta chirurgicamente una carenza di testosterone. A una parte dei topi è stata inoltre somministrata acqua arricchita di fruttosio, uno zucchero frequentemente presente in bevande e alimenti confezionati.

Quando zuccheri e ormoni si sommano

I risultati hanno evidenziato un possibile effetto sinergico. La sola carenza di testosterone non aveva aumentato in modo rilevante il grasso nel fegato, mentre la sua combinazione con il fruttosio ha provocato un marcato incremento dei trigliceridi epatici e del colesterolo. L’accumulo si è verificato senza un aumento del peso corporeo complessivo o delle calorie assunte.

Secondo l’analisi, la combinazione dei due fattori ha attivato nel fegato geni coinvolti nella produzione e nel trasporto dei grassi. Allo stesso tempo, ha modificato la composizione del microbiota intestinale, riducendo la capacità dei batteri di smaltire il piruvato, una molecola normalmente coinvolta nei processi del metabolismo.

Il piruvato si è così accumulato nell’intestino. Quando agli animali sono stati somministrati antibiotici per eliminare l’attività dei microbi, i suoi livelli sono diminuiti e anche l’accumulo di grasso nel fegato si è ridotto sensibilmente, nonostante i geni epatici legati ai lipidi restassero attivi. Esperimenti condotti su cellule isolate del fegato hanno inoltre indicato che la presenza contemporanea di piruvato e fruttosio favorisce l’immagazzinamento di trigliceridi.

Un risultato da interpretare con cautela

Lo studio è stato realizzato interamente su modelli animali e colture cellulari. Per questo i risultati non possono essere trasferiti automaticamente alle persone: la biologia dei topi non coincide con quella umana. Gli stessi autori segnalano inoltre un limite metodologico, perché la procedura utilizzata per azzerare il testosterone rimuove anche altri ormoni.

Saranno quindi necessarie ulteriori verifiche per distinguere il ruolo specifico degli androgeni. La ricerca offre indicazioni sui meccanismi biologici che possono collegare intestino, ormoni e fegato, ma non costituisce una prova clinica né modifica le terapie disponibili.

In attesa di conferme nell’uomo, resta prudente limitare il consumo abituale di zuccheri aggiunti, soprattutto attraverso le bevande zuccherate ricche di fruttosio. In caso di stanchezza persistente o dubbi sul proprio quadro metabolico e ormonale, è opportuno parlarne con il medico, evitando test o soluzioni fai da te.