Un asterisco accanto alla glicemia o ai grassi nel referto non dipende necessariamente dall’alimentazione o da un errore di laboratorio. Alcuni medicinali di uso comune possono modificare questi valori, ma l’effetto varia in base al principio attivo e alla dose, oltre che alle condizioni cliniche della persona. Nella maggior parte dei casi, i cambiamenti non riguardano contemporaneamente zuccheri e lipidi né hanno la stessa intensità per tutti.
Gli effetti sulla glicemia
I diuretici tiazidici e tiazido-simili possono provocare un aumento della glicemia a digiuno. Un’analisi condotta su oltre 76.000 partecipanti ha stimato una crescita media di circa 3,6 mg/dL rispetto ad altri trattamenti. Si tratta, in generale, di una variazione contenuta, anche se la risposta individuale può essere diversa.
Anche le statine possono causare un lieve aumento della glicemia e favorire una nuova diagnosi di diabete soprattutto nelle persone che partono da valori vicini alla soglia diagnostica. Con dosaggi a intensità bassa o moderata, l’incremento relativo del rischio è risultato del 10% rispetto al placebo. Il dato non significa che un paziente su dieci sviluppi la malattia: in media corrisponde a 1,2 nuove diagnosi ogni 1.000 persone trattate per un anno.
Più marcato può essere l’effetto dei glucocorticoidi, soprattutto quando la terapia viene ripetuta o prolungata. Il prelievo standard effettuato al mattino potrebbe non rilevare l’aumento degli zuccheri che tende a manifestarsi durante la giornata. Per questo, nei trattamenti ricorrenti o di lunga durata, le linee guida indicano di controllare la glicemia dopo i pasti oppure in momenti casuali, così da non trascurare l’iperglicemia pomeridiana.
Quando cambiano colesterolo e trigliceridi
I medicinali non aumentano necessariamente il colesterolo nel suo insieme. Per valutare l’effetto di una terapia è necessario distinguere tra colesterolo totale, LDL, HDL e trigliceridi. Alcuni beta-bloccanti, per esempio, possono far salire i trigliceridi e ridurre l’HDL senza modificare in modo rilevante il colesterolo LDL. La durata di queste variazioni non è sempre chiara.
Anche diuretici tiazidici e cortisonici possono incidere sul profilo lipidico, ma il risultato dipende da dose, durata del trattamento e infiammazione di base. Alle basse dosi, i tiazidici non mostrano modifiche significative del colesterolo. Esistono poi terapie capaci di influire sia sugli zuccheri sia sui grassi, con differenze rilevanti tra una molecola e l’altra.
Tra gli antipsicotici, gli effetti metabolici variano sensibilmente. Olanzapina e clozapina sono associate a un impatto più marcato su glicemia e lipidi già nelle prime settimane. Per chi inizia un antipsicotico di seconda generazione sono previsti controlli programmati: la glicemia viene verificata prima dell’avvio, dopo 12-16 settimane e successivamente ogni anno.
Un valore fuori intervallo non dimostra da solo un danno alle arterie e non giustifica la sospensione autonoma della cura. Nel caso delle statine, l’American Diabetes Association raccomanda di monitorare la glicemia nelle persone a rischio senza evitare o interrompere il trattamento quando è indicato: la protezione dagli eventi cardiovascolari e la riduzione della mortalità superano il piccolo rischio aggiuntivo di diabete.
La terapia non va interrotta nemmeno per pochi giorni prima del prelievo. Un risultato alterato deve essere verificato e, in assenza di sintomi inequivocabili o crisi acute, una diagnosi di diabete richiede la conferma con un secondo test, anche sullo stesso campione di sangue. Spetta al medico valutare il quadro complessivo e stabilire se serva modificare il farmaco oppure ripetere i controlli nel tempo.