Può capitare che un referto indichi il colesterolo totale nella norma e, nello stesso tempo, segnali come alto il valore dell’LDL, spesso definito colesterolo cattivo. Non si tratta necessariamente di un errore: il totale è una somma e può contenere una distribuzione sbilanciata tra le diverse componenti.
Un valore complessivo inferiore a 200 mg/dL può quindi accompagnarsi a un LDL elevato. Il colesterolo circola nel sangue all’interno di lipoproteine diverse, tra cui LDL e HDL, che contribuiscono al risultato totale. La dicitura del laboratorio indica il superamento di un limite di riferimento, ma non equivale da sola a una diagnosi né determina automaticamente la necessità di una terapia.
Perché i valori possono sembrare discordanti
In molti casi l’LDL viene calcolato con la formula di Friedewald: dal colesterolo totale si sottraggono l’HDL e un quinto dei trigliceridi. Un esempio aiuta a capire il meccanismo: con colesterolo totale a 190 mg/dL, HDL a 35 e trigliceridi a 100, l’LDL calcolato è pari a 135 mg/dL. Un HDL basso può dunque lasciare più spazio all’LDL anche quando il totale resta sotto la soglia dei 200.
Si tratta soltanto di un esempio aritmetico, non di un’indicazione terapeutica. La soglia del totale è un riferimento di screening e non un obiettivo valido per tutte le persone. Anche un HDL alto non annulla il possibile rischio associato all’LDL e non rappresenta, da solo, un valore da aumentare attraverso una cura.
Per una lettura più completa si può considerare anche il colesterolo non-HDL, ottenuto sottraendo l’HDL dal totale. Nell’esempio il risultato sarebbe di 155 mg/dL. Questo parametro comprende il colesterolo trasportato dalle lipoproteine potenzialmente aterogene e viene valutato insieme all’LDL, senza sostituirlo.
Il rischio cambia da persona a persona
L’LDL resta un elemento centrale perché la sua riduzione è associata a un minor numero di eventi cardiovascolari. Gli studi randomizzati indicano che ogni calo di circa 39 mg/dL si accompagna mediamente a una riduzione relativa di circa 22% degli eventi. Il beneficio concreto, però, dipende dal rischio cardiovascolare di partenza.
Nella valutazione contano la storia clinica, eventuali infarti o ictus già avuti, la presenza di diabete e gli altri fattori di rischio. Per questo gli obiettivi di LDL cambiano da una persona all’altra. Un valore elevato può inoltre risentire di condizioni mediche, farmaci o fattori ereditari; tra le possibili cause c’è anche l’ipotiroidismo.
Il digiuno non è richiesto di routine per il profilo lipidico. Quando i trigliceridi sono alti, tuttavia, il metodo utilizzato per calcolare l’LDL può influenzare l’attendibilità del risultato. La formula di Friedewald è utilizzabile con trigliceridi inferiori a 400 mg/dL. Ripetere l’esame può essere opportuno in presenza di trigliceridi elevati, di un dato dubbio o quando dalla conferma dipende una decisione clinica.
Un LDL pari o superiore a 190 mg/dL richiede una valutazione specifica, anche per considerare una possibile ipercolesterolemia familiare. Secondo le linee guida statunitensi, a questi livelli è raccomandata una statina alla dose massima tollerata, indipendentemente dal rischio stimato, sempre nel quadro di una valutazione clinica complessiva. In generale, il referto va interpretato insieme al pannello completo e alla storia personale, con il medico, per decidere se monitorare, ripetere l’analisi o intervenire.