La gestione del caldo 2026 si avvia alla conclusione, ma il tema resta al centro delle politiche sanitarie. Intervenendo all’evento Ondate di calore e salute – Rapporto estate 2026 e prospettive future, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha annunciato un incremento delle risorse, con 8 milioni di euro destinati al contrasto degli effetti delle alte temperature nel prossimo biennio.
Secondo quanto riferito dal ministro, saranno sviluppate iniziative in collaborazione con gli enti locali e le società scientifiche. Le risorse, ha spiegato Schillaci, serviranno ad affrontare una sfida ambientale e sanitaria destinata a diventare sempre più rilevante nei prossimi decenni.
Perché le alte temperature incidono sulla salute
Le ondate di calore non rappresentano soltanto un fenomeno meteorologico. Per mantenere stabile la temperatura interna, l’organismo ricorre soprattutto alla sudorazione e alla dilatazione dei vasi sanguigni cutanei. Sono meccanismi che richiedono acqua, sali minerali e un maggiore impegno del cuore. Quando il caldo è intenso e prolungato, soprattutto in presenza di umidità elevata e di notti senza refrigerio, la risposta dell’organismo può non essere sufficiente.
Le conseguenze possono andare dalla disidratazione e dai crampi allo stress da calore e al colpo di calore, la condizione più grave, nella quale la regolazione della temperatura cede e il calore può danneggiare gli organi vitali. Una parte importante dell’impatto sanitario è però indiretta: le alte temperature possono aggravare patologie cardiovascolari, respiratorie e renali. Per questo, nei periodi più caldi, possono aumentare ricoveri e decessi non attribuiti direttamente alla temperatura.
Le persone più esposte e la prevenzione
Il rischio cresce con l’età, perché nelle persone anziane diminuiscono sia la percezione della sete sia l’efficienza della sudorazione. Sono più vulnerabili anche neonati e bambini piccoli, le persone con malattie croniche e chi assume farmaci capaci di interferire con l’equilibrio dei liquidi o con la termoregolazione.
Incidono inoltre le condizioni sociali e ambientali: l’isolamento, le abitazioni poco ventilate, i quartieri con poca vegetazione e molto asfalto, oltre al lavoro fisico all’aperto. Tra le principali misure protettive rientrano un’idratazione adeguata, la riduzione dell’attività intensa nelle ore più calde e la possibilità di disporre di ambienti freschi.
La risposta della sanità pubblica si fonda generalmente su sistemi di allerta per individuare le giornate a rischio, sull’identificazione preventiva delle persone fragili da parte dei servizi territoriali e sulla comunicazione alla popolazione. Il contributo degli enti locali è considerato essenziale, perché interventi come l’assistenza domiciliare e l’adattamento degli spazi urbani si realizzano soprattutto a livello comunale.
Resta complesso misurare l’efficacia delle singole azioni. Non è sempre facile distinguere quanto una riduzione dell’impatto sanitario dipenda dai piani di prevenzione, dall’adattamento spontaneo della popolazione o dall’andamento delle temperature. Per questo la sorveglianza continuativa degli effetti sulla salute resta una componente centrale delle strategie di risposta alle ondate di calore.