Salute orale

Bocca secca: quali rimedi aiutano davvero

Cause diverse richiedono strategie mirate: dall’acqua alla pilocarpina, senza trascurare la protezione dei denti.

Bocca secca: quali rimedi aiutano davvero

La bocca secca non è una malattia, ma un sintomo che può avere origini diverse. Tra le cause ci sono alcuni farmaci, la malattia di Sjögren e la radioterapia utilizzata per i tumori della testa e del collo. Per questo il trattamento deve partire dall’origine del disturbo e non limitarsi a bere più acqua.

La gestione si sviluppa su tre fronti: intervenire sulla causa quando è possibile, ridurre il disagio e proteggere i denti dalla carie. È inoltre importante distinguere tra xerostomia, cioè la percezione soggettiva di secchezza, e ipofunzione salivare, una riduzione della produzione di saliva che può essere misurata. La funzione residua delle ghiandole orienta la scelta delle terapie.

Come alleviare il fastidio

Se il problema è collegato a un medicinale, il medico può valutare una modifica della terapia o del dosaggio, tenendo conto della patologia per cui il farmaco è stato prescritto. Non bisogna sospendere autonomamente una cura: ogni cambiamento deve essere discusso con il professionista che l’ha indicata.

I sostituti salivari e i lubrificanti orali ricoprono e umettano le superfici della bocca, offrendo sollievo. Le prove disponibili non mostrano però che una formulazione sia nettamente superiore alle altre. L’efficacia può dipendere dalla causa: le evidenze sono di qualità intermedia per la secchezza associata alle terapie oncologiche e più deboli nel caso della malattia di Sjögren.

Quando è ancora presente una parte della funzione salivare, soprattutto dopo trattamenti oncologici, possono aiutare gomme e pastiglie senza zucchero. Le gomme dovrebbero essere anche non acide. L’effetto è tuttavia temporaneo: questi prodotti non ripristinano la funzione delle ghiandole. Anche i piccoli sorsi d’acqua migliorano il comfort e possono facilitare i pasti, ma non aumentano la produzione di saliva.

Dopo la radioterapia si possono valutare anche agopuntura ed elettrostimolazione. Le prove sono però di bassa qualità, i risultati non sono uniformi e i protocolli differiscono molto. Non rappresentano quindi una prima scelta.

Quando può servire un farmaco

In condizioni specifiche, la pilocarpina orale può ridurre la secchezza nella malattia di Sjögren e dopo la radioterapia per tumori della testa e del collo. In queste situazioni le evidenze sono solide; dopo la radioterapia è raccomandata anche la cevimelina, dove disponibile. Il trattamento può agire sul sintomo, ma non ripara il danno alle ghiandole e non è indicato indistintamente per ogni causa di secchezza.

La pilocarpina può provocare effetti indesiderati, tra cui sudorazione e altri disturbi legati al suo meccanismo d’azione. È controindicata in caso di asma non controllata e glaucoma ad angolo stretto e richiede cautela nelle persone con importanti malattie cardiovascolari. La prescrizione deve quindi tenere conto delle condizioni individuali, delle precauzioni e delle possibili interazioni.

La protezione dei denti segue un percorso distinto. Dentifricio al fluoro e controlli regolari dal dentista aiutano a prevenire la carie, ma non riducono la secchezza. Eventuali prodotti al fluoro più concentrati vanno scelti con il dentista. È opportuno rivolgersi al medico se il disturbo dura da alcune settimane, rende difficile mangiare o parlare, oppure se compaiono dolore, sanguinamento o chiazze bianche dolorose. Una valutazione è indicata anche in presenza di occhi secchi, minzione più frequente del solito o del sospetto che la causa sia un farmaco.