Il fegato grasso può comparire anche in assenza di consumo di alcol. La forma legata a disfunzioni metaboliche si chiama MASLD e viene diagnosticata quando l’accumulo di grasso nel fegato si associa ad almeno un fattore di rischio cardiometabolico, senza un consumo dannoso di alcol. Le cause della steatosi sono diverse, ma tra i fattori modificabili l’assunzione di zuccheri liquidi ha un ruolo rilevante.
Il legame tra bibite e steatosi
Gli studi osservazionali hanno rilevato un’associazione tra il consumo di bevande zuccherate e una maggiore probabilità di sviluppare una steatosi epatica non alcolica. Una revisione di 12 studi, condotti su oltre 35.000 persone, ha indicato un odds ratio pari a 1,39. Il dato, tuttavia, non significa che una lattina al giorno aumenti automaticamente del 39% il rischio individuale: i questionari alimentari non riescono sempre a separare l’effetto delle bibite dal resto dello stile di vita e i risultati possono variare in base all’età dei partecipanti.
Indicazioni più nette arrivano dagli studi controllati. Quando le bevande zuccherate vengono aggiunte alla dieta abituale, determinando un apporto di calorie superiore al fabbisogno, aumenta concretamente il grasso epatico. Il bilancio energetico è quindi centrale. Se gli zuccheri contenenti fruttosio sostituiscono altri carboidrati senza modificare le calorie complessive della giornata, gli esperimenti non mostrano invece un aumento significativo dell’accumulo di grasso nel fegato. Le quantità usate nella ricerca sono spesso elevate e gli studi valutano soprattutto effetti a breve termine, non l’insorgenza diretta di cirrosi.
Quali prodotti limitare
Non ci sono soltanto le bibite gassate. Tra le fonti di zuccheri aggiunti rientrano le bevande alla frutta, i tè già dolcificati, il caffè zuccherato, gli energy drink e le bevande sportive consumate anche quando non si svolge attività fisica. La frutta intera e i succhi 100% frutta senza zuccheri aggiunti non possono essere messi sullo stesso piano delle bibite industriali, anche se i succhi apportano comunque calorie liquide e le evidenze sul loro effetto sono più incerte.
Per le persone con una diagnosi di MASLD, le linee guida cliniche europee raccomandano di evitare le bevande zuccherate all’interno di un miglioramento complessivo della dieta. Scegliere acqua non zuccherata consente di ridurre rapidamente l’apporto di zuccheri e calorie, ma non rappresenta una cura autonoma: bere più acqua non ripulisce il fegato e l’eliminazione delle bibite, da sola, non garantisce la regressione di un danno già presente.
La MASLD spesso non provoca sintomi evidenti. In alcuni casi possono comparire stanchezza o un lieve fastidio nella parte alta destra dell’addome, segnali comunque poco specifici. Non è necessario sottoporsi a esami del fegato soltanto perché si consuma occasionalmente una bibita o un tè freddo, mentre una valutazione medica mirata è indicata in presenza di diabete di tipo 2, obesità addominale associata ad altri fattori di rischio metabolici o valori epatici alterati nelle analisi del sangue. Ridurre gli zuccheri nel bicchiere è dunque una misura utile di prevenzione, ma va inserita in un percorso più ampio e condiviso con il medico quando il rischio è già presente.