La Cina sta sperimentando un modello sanitario nel quale l’intelligenza artificiale non si limita a supportare i professionisti, ma interviene in numerose fasi del percorso di cura. Dai sistemi capaci di analizzare milioni di cartelle cliniche alle simulazioni di interi ospedali virtuali, il Paese sta integrando nuove applicazioni con l’obiettivo di rispondere alla carenza di medici, all’invecchiamento della popolazione e alle disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Il progetto più avanzato è l’Agent Hospital dell’Università Tsinghua, avviato nella fase pilota nell’aprile 2025. Si tratta di un ambiente virtuale in cui pazienti, medici e infermieri generati dall’IA seguono un percorso completo, dal triage al controllo successivo. Attraverso il sistema MedAgent-Zero, i cosiddetti medici artificiali vengono addestrati su milioni di interazioni e possono simulare in pochi giorni un’esperienza clinica equivalente, secondo i ricercatori, a diversi anni di attività.
Nel mondo virtuale il tempo scorre circa cento volte più rapidamente rispetto alla realtà. I test citati dai ricercatori guidati dal professor Yang Liu indicano che i medici virtuali hanno superato le prestazioni di circa il 90% dei colleghi umani in alcune prove specialistiche. Il progetto, inoltre, sarebbe già stato utilizzato in 8 ospedali: i suoi 42 medici virtuali avrebbero seguito oltre 70 mila pazienti distribuiti in 21 reparti clinici.
Le applicazioni negli ospedali
Al di fuori della simulazione, diversi ospedali stanno introducendo strumenti di IA nella pratica quotidiana. L’Ospedale Zhongshan, affiliato all’Università Fudan, ha aperto un laboratorio di simulazione medica in collaborazione con Huawei. Sei sistemi specializzati in radiologia, chirurgia oncologica e cardiologia affiancano il personale e, secondo i primi dati riportati, avrebbero contribuito a un aumento del 50% dell’efficienza diagnostica in radiologia.
L’Ospedale Renji utilizza invece AIDA, un assistente multimodale addestrato su 14 milioni di interazioni cliniche e attivo in 18 specialità. Tra le sue funzioni c’è la pianificazione di trattamenti radioterapici complessi, che il sistema può elaborare in pochi minuti. La società assicurativa PingAn ha inoltre diffuso le One-Minute Clinic, chioschi automatizzati pensati per offrire assistenza di base in centri commerciali e stazioni, con la capacità dichiarata di individuare oltre cento malattie comuni.
Queste iniziative rientrano nella strategia Healthy China 2030. Un documento pubblicato dalla Commissione sanitaria nazionale nel novembre 2025 indica l’obiettivo di rendere l’assistenza diagnostica e terapeutica intelligente disponibile nelle strutture di base, dalle cliniche rurali agli ospedali urbani. Il piano punta anche a portare il 90% della popolazione entro 15 minuti da un punto di assistenza sanitaria.
Un supporto, non un sostituto del medico
La strategia prevede una rete di ospedali cloud, con i centri di eccellenza urbani collegati alle strutture rurali e utilizzati come nodi di calcolo. Secondo il professor Leandro Pecchia, del Campus Bio-Medico di Roma, la velocità cinese dipende dalla grande quantità di dati disponibili e dalla maggiore uniformità delle procedure rispetto a sistemi più frammentati. L’organizzazione sanitaria, osserva, viene ripensata insieme agli strumenti destinati ad automatizzarla.
Il modello non è però privo di limiti e interrogativi. Il professor Dong Jiahao, dell’Università Tsinghua, ha sottolineato che l’IA non può sostituire l’essere umano, perché la medicina richiede anche empatia, relazione e capacità di gestire l’incertezza. La prospettiva indicata dagli esperti è quindi quella di un super-assistente, capace di preparare le cartelle, riassumere i sintomi, suggerire ipotesi diagnostiche e segnalare fattori di rischio.
Sun Jiayuan, dello Shanghai Chest Hospital, ha riferito che alcuni sistemi possono ridurre la variabilità tra operatori e migliorare l’identificazione dei noduli polmonari maligni: nei dati citati, il tasso di rilevamento raggiungerebbe il 97% contro l’86% dell’interpretazione manuale. Anche Liu Hanmin, del West China Second Hospital, considera l’IA un alleato per la prevenzione e per la gestione di patologie semplici in ambito pediatrico, non un rimpiazzo del personale sanitario.
La Cina sta dunque puntando su dati centralizzati, investimenti pubblici e integrazione tra organizzazione e strumenti digitali. Europa e Italia procedono con maggiore attenzione a privacy, regolazione e frammentazione dei sistemi. La sfida sarà trovare un equilibrio tra efficienza e responsabilità clinica: il futuro della cura, secondo il quadro delineato dagli esperti, sarà probabilmente ibrido, con professionisti e IA chiamati a operare insieme.