Controllo del peso

Dolcificanti e fame: cosa dice la revisione degli studi

Le prove disponibili non indicano più appetito, ma riguardano soprattutto adulti con sovrappeso o obesità.

Dolcificanti e fame: cosa dice la revisione degli studi

Usare dolcificanti senza calorie al posto dello zucchero aumenta la fame? Una nuova revisione scientifica ha esaminato i risultati di tre grandi progetti europei basati su studi clinici controllati, con osservazioni durate da pochi giorni fino a un anno. L’obiettivo era valutare sia l’effetto dei dolcificanti non nutritivi, sia quello dell’esposizione al gusto dolce nella dieta.

Secondo i dati analizzati, sostituire lo zucchero con prodotti che non apportano calorie non aumenta il senso di fame né l’apporto calorico complessivo. In uno dei principali studi, le persone che li hanno utilizzati durante un percorso di controllo del peso hanno mantenuto dopo un anno i chili persi con un vantaggio di circa 1,5 chilogrammi rispetto a chi li aveva evitati. In altre prove i risultati sono stati simili o leggermente migliori rispetto al consumo di sola acqua, senza però differenze rilevanti nella massa grassa.

Gusto dolce e parametri metabolici

La revisione ridimensiona anche il timore che mantenere il gusto dolce nella dieta spinga a cercare più zuccheri. In uno degli esperimenti, modificare per sei mesi la quantità di alimenti dolci non ha cambiato la preferenza per i sapori zuccherini e non ha portato a un consumo maggiore di dolci.

Le prove hanno inoltre rilevato una riduzione dei picchi di glicemia e insulina subito dopo i pasti quando il dolcificante viene usato al posto dello zucchero. Gli autori precisano però che l’effetto dipende soprattutto dall’assenza dello zucchero, più che da una proprietà specifica dei dolcificanti. Nel medio periodo, i valori a digiuno della glicemia, la pressione arteriosa, il colesterolo e gli enzimi del fegato sono rimasti sostanzialmente stabili, senza variazioni clinicamente rilevanti.

Nel sottogruppo sottoposto all’analisi del microbiota intestinale sono state osservate alcune modifiche nella composizione batterica, ma nel periodo considerato non sono emersi segnali di danno o di peggioramento della salute metabolica.

I limiti delle ricerche

I risultati non possono essere estesi automaticamente a tutta la popolazione. I partecipanti erano quasi tutti adulti europei in sovrappeso o con obesità; restano quindi da chiarire gli effetti su bambini e persone normopeso. Inoltre, una parte delle informazioni proveniva da diari alimentari compilati autonomamente, potenzialmente imprecisi, e diversi partecipanti non hanno completato i programmi.

Un ulteriore limite è la durata: gli studi non hanno superato un anno di osservazione e alcune valutazioni erano di tipo esplorativo. I dolcificanti non rappresentano dunque una soluzione autonoma per dimagrire, ma possono essere considerati uno strumento per ridurre gli zuccheri aggiunti senza rinunciare immediatamente al gusto dolce. La scelta va comunque inserita in un’alimentazione complessivamente equilibrata.

La revisione è stata pubblicata sulla rivista Nutrients con il titolo Effects of Non-Nutritive Sweeteners and Sweet Taste Exposure on Weight Management, Biomarkers of Health and Sweet Taste Preference—A Review of the Evidence from Recent European Consortia Studies. Il DOI del lavoro è 10.3390/nu18111647.