Stendere i panni bagnati sul termosifone accelera l’evaporazione, ma trasferisce nell’aria della stanza tutta l’acqua contenuta nei tessuti. In un ambiente chiuso, il vapore può aumentare la condensa sulle superfici fredde e, nel tempo, favorire la formazione di muffe. Il singolo carico di bucato, però, non provoca un’intossicazione immediata: il problema per i polmoni è soprattutto vivere a lungo in ambienti umidi o ammuffiti.
Quando l’acqua evapora senza poter uscire, il vapore si deposita sui vetri, negli angoli e sulle pareti esterne più fredde, trasformandosi in condensa. Se l’acqua ristagna, crea condizioni favorevoli alla proliferazione dei funghi domestici. Le ricerche sull’asciugatura dei vestiti in casa, condotte su circa un centinaio di abitazioni e con approfondimenti in ventidue casi, hanno osservato variazioni dell’ambiente interno. Non dimostrano tuttavia un rischio diretto legato al gesto in sé, né indicano che il termosifone sia più pericoloso di uno stendino aperto nella stanza.
Quando l’umidità può incidere sul respiro
Il possibile effetto sulla salute emerge quando l’umidità diventa cronica. L’esposizione ad ambienti umidi o con muffa è associata a tosse, sibili e irritazioni delle vie aeree, oltre a un peggioramento dei sintomi dell’asma. Non tutte le persone sviluppano disturbi e l’associazione ambientale non è sufficiente, da sola, a spiegare ogni sintomo individuale.
La sensibilità varia da persona a persona. Chi soffre di asma o di un’allergia alle muffe può avere reazioni respiratorie più importanti inalando le particelle disperse nell’aria. Una crisi allergica o asmatica è però diversa da un’infezione invasiva: l’aspergillosi è rara nelle persone sane e riguarda soprattutto chi ha difese immunitarie gravemente compromesse, per esempio dopo un trapianto o durante una chemioterapia. Se una patologia respiratoria nota peggiora, non risponde alle terapie abituali o compare sangue nell’espettorato, è necessario rivolgersi al medico; per quest’ultimo segnale il controllo deve essere urgente.
Come limitare condensa e muffe
Quando non è possibile asciugare all’esterno, la ventilazione aiuta a disperdere il vapore. È utile aprire le finestre quando le condizioni lo consentono o azionare gli estrattori d’aria, senza però considerare valida per ogni abitazione una durata fissa del ricambio. Secondo l’EPA, l’umidità relativa dovrebbe restare sotto il 60%, idealmente tra il 30% e il 50%; i CDC indicano di non superare il 50%. Un igrometro può aiutare a controllare il valore e un deumidificatore a ridurlo, ricordando che si tratta di obiettivi ambientali e non di una misura individuale del rischio sanitario.
Se condensa e macchie ricompaiono nonostante il ricambio d’aria, la causa potrebbe non dipendere soltanto dalle abitudini domestiche. In presenza di muffa persistente occorre verificare eventuali infiltrazioni, ponti termici o ventilazione insufficiente, oltre all’adeguatezza del riscaldamento. Una revisione di dodici studi, con oltre ottomila partecipanti e dati raccolti fino al 2014, ha rilevato che il risanamento degli edifici danneggiati può ridurre alcuni sintomi respiratori negli adulti, con risultati variabili e meno chiari nei bambini asmatici. Ridurre il vapore prodotto dal bucato è utile, ma la qualità dell’aria dipende anche dalle condizioni dell’edificio.