Notare labbra aride, segnate o apparentemente meno piene può portare a cercare una sola spiegazione, come una presunta disidratazione profonda. In realtà, questa espressione appartiene soprattutto al linguaggio cosmetico e riunisce due fenomeni diversi: l’irritazione della superficie e i cambiamenti della struttura anatomica. Una mucosa screpolata perde morbidezza e riflette la luce in modo differente, ma questo non dimostra che i tessuti interni si siano svuotati per mancanza d’acqua.
La secchezza è spesso legata ad aggressioni esterne. Freddo, aria secca e sole possono danneggiare il film protettivo delle labbra, così come l’abitudine di inumidirle ripetutamente con la lingua. L’idea che bere molti più bicchieri d’acqua restituisca automaticamente pienezza alle labbra, invece, poggia su basi fragili: una revisione di sei studi sulla pelle di adulti sani ha rilevato solo piccoli cambiamenti dell’idratazione cutanea nelle persone che bevevano poco, senza dimostrare effetti sul volume delle labbra.
Quando il problema è strutturale
Anche il rapporto tra età e perdita d’acqua nei tessuti non è così diretto. Un’analisi condotta su 138 donne ha rilevato variazioni dei parametri strumentali delle labbra con l’età, mettendo in discussione l’equazione secondo cui gli anni porterebbero semplicemente a una maggiore disidratazione.
Quando il labbro appare davvero più sottile, la causa è soprattutto anatomica. Nel corso dei decenni il labbro superiore tende a subire un allungamento e un assottigliamento. I confronti per immagini tra giovani adulti e persone anziane mostrano questo cambiamento, anche se le diverse tecniche di misurazione non consentono di stabilire una regola universale sulla quantità complessiva di volume persa.
Come trattare la secchezza e quando farsi visitare
In caso di screpolature, l’obiettivo realistico è proteggere la barriera superficiale e ridurre le irritazioni. Le indicazioni dermatologiche suggeriscono di usare con regolarità un balsamo ben tollerato o vaselina. Se un prodotto provoca freschezza intensa, pizzicore o bruciore, non è necessariamente un segnale di efficacia: potrebbe indicare un’irritazione della mucosa e va quindi sostituito.
All’aperto è consigliabile un balsamo non irritante con SPF 30 o superiore, da riapplicare ogni due ore. È inoltre utile evitare di mordicchiare le labbra e di staccare le pellicine, comportamenti che possono prolungare l’infiammazione. Questi accorgimenti migliorano la superficie, ma non possono ricostruire i volumi anatomici modificati dal tempo.
I filler labiali appartengono infatti al campo delle procedure mediche per l’aumento del volume e non sono trattamenti contro la secchezza. Possono causare gonfiore, dolore e lividi e, nel raro caso di iniezione accidentale in un vaso sanguigno, anche necrosi dei tessuti e danni permanenti.
Se dopo due o tre settimane di trattamento costante la secchezza non migliora, è opportuno chiedere un parere dermatologico per valutare, tra le altre possibilità, un’allergia da contatto o un’infezione locale. Non bisogna invece rimandare il controllo se compare un’alterazione insolita e persistente: una macchia o una squama che non guarisce può richiedere l’esclusione di una cheilite attinica, condizione precancerosa legata all’esposizione solare.
La valutazione medica è indicata anche in presenza di un nodulo o di un ispessimento duro, di un’ulcerazione o ferita che fatica a rimarginarsi, oppure di un sanguinamento spontaneo o ricorrente. Distinguere una semplice irritazione da un cambiamento legato all’età o da una lesione permette di evitare trattamenti inutili e ritardi nella diagnosi.