Camminare a lungo con calzature dalla suola piatta o sottile non sembra provocare automaticamente l’usura della cartilagine. Le ricerche disponibili invitano però a distinguere tra ginocchia sane e articolazioni che presentano già artrosi, perché gli effetti sul dolore e quelli sul rischio di sviluppare la malattia non coincidono.
Negli adulti senza problemi articolari, gli studi non permettono ancora di stabilire se le calzature minimaliste aumentino o riducano il rischio di artrosi del ginocchio. Le indagini hanno coinvolto complessivamente circa un centinaio di persone e hanno analizzato soprattutto le forze generate durante il passo, non la comparsa della malattia nel lungo periodo. Anche una variazione del carico rilevata in laboratorio, da sola, non dimostra un danno alla cartilagine.
Non conta soltanto l’ammortizzazione
Il confronto tra scarpe piatte e flessibili e modelli stabili non misura quasi mai l’effetto della sola morbidezza della suola. I diversi modelli possono cambiare contemporaneamente per spessore del tallone, dislivello tra tallone e avampiede, sostegno dell’arco plantare e rigidità complessiva. Per questo definizioni come scarpa sottile, minimalista o priva di ammortizzazione possono indicare prodotti molto diversi.
Se una calzatura modifica la sensazione durante la camminata, l’effetto dipende quindi dall’insieme della sua struttura. Resta inoltre senza risposta definitiva la domanda sull’impatto di camminate prolungate e ripetute per molti anni. L’assenza di prove di un danno diretto non equivale a una garanzia assoluta di innocuità per ogni persona.
Il dolore in chi ha già l’artrosi
Il quadro cambia quando esiste già una diagnosi di artrosi del ginocchio. In uno studio su 164 persone con artrosi mediale moderata o grave, l’uso per sei mesi di calzature stabili e di sostegno ha ridotto il dolore durante il cammino più delle scarpe piatte e flessibili. La differenza media è stata di 1,1 punti su 10, mentre la capacità di svolgere attività fisiche non è cambiata in modo significativo.
Il risultato riguarda il sintomo percepito e non dimostra che una scarpa protegga la cartilagine. Altri studi hanno prodotto esiti differenti: una ricerca di nove mesi su 97 persone, associata a un programma di esercizio, non ha rilevato differenze significative tra i modelli; un lavoro di tre mesi su 38 partecipanti ha segnalato invece benefici con calzature ammortizzate. Le dimensioni ridotte dei campioni, la durata limitata e, in quest’ultimo caso, il finanziamento commerciale richiedono cautela.
Le raccomandazioni della European Alliance of Associations for Rheumatology suggeriscono a chi ha artrosi di scegliere calzature appropriate e comode, con spazio sufficiente per le dita quando il piede è sotto carico. Non esiste quindi una categoria universalmente migliore: il comfort resta il criterio principale, senza considerare la scarpa come uno strumento certo per prevenire la malattia.
Un dolore al ginocchio che non migliora nell’arco di alcune settimane va sottoposto a valutazione medica. È invece necessario un controllo urgente se non si riesce a caricare il peso sulla gamba, compare un gonfiore importante oppure il ginocchio diventa caldo e arrossato insieme alla febbre.