Ritmi biologici

Ora solare, quanto cambia davvero il sonno

Lo spostamento autunnale può causare stanchezza, ma gli effetti variano e non indicano automaticamente rischi per cuore o mente.

Ora solare, quanto cambia davvero il sonno

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 2026, in Italia, le lancette sono state spostate indietro di un’ora: alle tre sono tornate alle due, segnando il passaggio dall’ora legale a quella solare. Il cambiamento è certo, mentre le conseguenze sull’organismo tra domenica 25 e lunedì 26 ottobre possono essere molto diverse da persona a persona.

Il ritmo sonno-veglia non segue automaticamente l’orario indicato dall’orologio. Il nostro orologio biologico si sincronizza soprattutto con l’alternanza tra luce e buio. Per questo, anche se il calendario offre teoricamente sessanta minuti in più, non è detto che si dorma davvero un’ora aggiuntiva. Alcune persone non avvertono particolari disturbi; altre possono sperimentare risvegli anticipati, sonno frammentato o stanchezza nei giorni successivi.

Un’ora in più non significa necessariamente più sonno

Un’analisi condotta nel Regno Unito su 11.780 adulti tra i 43 e i 78 anni, monitorati con braccialetti dotati di accelerometro, ha rilevato nella domenica del cambio autunnale tra 33 e 38 minuti di sonno in più nell’arco della giornata rispetto alle domeniche vicine. Il dato è una media statistica e non consente di prevedere quanto dormirà ogni singola persona.

Non esiste inoltre un tempo valido per tutti per abituarsi al nuovo orario. Per alcuni possono bastare ventiquattro ore, mentre altri possono impiegare più giorni. Le difficoltà sembrano più evidenti soprattutto per chi tende ad andare a letto e a svegliarsi tardi, ma le prove scientifiche riguardano in modo più netto il passaggio primaverile, quando si perde un’ora. I piccoli aggiustamenti graduali della routine sono talvolta suggeriti dai centri clinici, ma non sono interventi di efficacia dimostrata per eliminare i disturbi autunnali.

Cuore e benessere mentale: cosa dicono gli studi

Gli allarmi sulle conseguenze cardiovascolari del cambio dell’ora non possono essere trasferiti automaticamente dall’autunno alla primavera. Una revisione di dodici studi ha rilevato un aumento relativo del rischio di infarto pari al 4% soprattutto durante il passaggio primaverile. In autunno, invece, la variazione non è risultata significativa; dopo l’esclusione di uno studio con dati incongruenti, il rischio è risultato uguale a quello delle altre settimane dell’anno.

Anche le evidenze sul benessere mentale restano discordanti. Una revisione sistematica di 157 studi sugli effetti sanitari del cambio dell’ora non dimostra un peggioramento psichiatrico uniforme o automatico. Le persone che stanno vivendo una fase di fragilità possono comunque risentire delle giornate più corte e della modifica delle abitudini.

Il principale problema pratico può emergere alla guida. Se la stanchezza provoca sonnolenza al volante, è necessario fermarsi in un luogo sicuro: caffè e bevande energetiche, da soli, non compensano la mancanza di riposo e non garantiscono di mantenere la vigilanza. Se il sonno insufficiente prosegue oltre i giorni del cambio e compromette le attività quotidiane, è opportuno parlarne con il medico, senza attribuire automaticamente il problema al nuovo orario.