Quando gli esami mostrano un colesterolo LDL elevato, l’attenzione si concentra spesso su formaggi, salumi e altri alimenti ricchi di grassi. Anche il caffè, però, può avere un ruolo, soprattutto in base al metodo di preparazione e alla quantità consumata. Il problema non è l’orario della colazione, ma la presenza nella bevanda di alcune sostanze oleose naturali del chicco.
I diterpeni, tra cui cafestolo e kahweol, possono passare nell’infuso durante l’estrazione. Il filtro di carta ne trattiene gran parte, mentre le maglie più larghe dei filtri metallici lasciano transitare una maggiore quantità di queste molecole. Per questo il caffè non filtrato è stato associato a un aumento più marcato del colesterolo totale e della frazione LDL rispetto a quello preparato con carta.
Il ruolo del filtro e delle quantità
In uno studio condotto su 64 adulti sani, il consumo di caffè bollito non filtrato è stato collegato a livelli di LDL superiori di circa 16 mg/dL rispetto all’assunzione della stessa bevanda filtrata con carta. I risultati più netti riguardavano tuttavia grandi volumi di caffè bollito o preparato con la pressa francese. Non è quindi possibile trasferire automaticamente quei valori a una singola tazzina di moka o espresso.
Il possibile impatto dipende infatti dalla frequenza e dalle quantità consumate. Moka, espresso e French press utilizzano strumenti metallici che non bloccano completamente i diterpeni, mentre il filtro di carta agisce come una barriera più efficace. Anche il decaffeinato non risolve necessariamente il problema: la rimozione della caffeina lascia inalterati i composti oleosi, che possono arrivare nella tazza se la preparazione non prevede la carta.
La colazione non neutralizza l’effetto
Le ricerche disponibili non indicano un’interazione specifica tra caffè e alimenti della colazione. Mangiare prima o dopo la bevanda non neutralizza i diterpeni e non ne amplifica l’assorbimento. Per il controllo dell’LDL conta soprattutto la qualità complessiva dell’alimentazione e la frequenza con cui vengono consumati grassi saturi, presenti per esempio in burro e olio di cocco.
La strategia alimentare più solida consiste nel ridurre i grassi saturi e sostituirli con fonti di grassi insaturi di origine vegetale. Il singolo cornetto occasionale non determina da solo l’ipercolesterolemia: è il modello alimentare seguito nel tempo ad avere il peso maggiore.
È inoltre importante distinguere tra una variazione dei lipidi nel sangue e il rischio cardiovascolare complessivo. Un aumento dell’LDL osservato negli studi sul caffè non dimostra, da solo, che quella specifica abitudine provochi infarti. Non esiste neppure una soglia universale di tazzine valida per tutti, indipendentemente dal metodo utilizzato.
Chi presenta valori elevati e beve molte tazzine di moka o espresso può parlarne con il medico, valutando eventualmente una riduzione delle quantità o il passaggio al filtro di carta. La modifica della preparazione può contribuire a ridurre l’LDL, ma non sostituisce le terapie farmacologiche quando sono indicate. Il risultato degli esami deve sempre essere interpretato all’interno del rischio cardiovascolare individuale.