Restare completamente a riposo prima di un intervento complesso non è sempre la scelta più utile. Nei pazienti in attesa di un trapianto di fegato, un programma personalizzato di esercizi e indicazioni nutrizionali può aiutare a contrastare la perdita di forza e di autonomia. È quanto emerge da uno studio che ha analizzato il ruolo della preabilitazione, cioè la preparazione fisica e clinica precedente all’operazione.
I ricercatori hanno seguito adulti candidati al trapianto epatico, una condizione in cui la malattia può ridurre progressivamente massa muscolare ed energie. Su quasi 1.300 pazienti valutati inizialmente da un fisioterapista, 355 hanno partecipato ad almeno due visite di controllo. Il programma, da svolgere a casa, era calibrato sulle capacità individuali e affiancato da indicazioni nutrizionali.
Per valutare i cambiamenti, il team ha utilizzato test standardizzati. L’indice principale misurava la fragilità fisica attraverso la forza della stretta della mano, la capacità di alzarsi più volte da una sedia e l’equilibrio. Sono stati inoltre considerati la velocità del passo e il risultato del test del cammino di sei minuti.
I risultati dello studio
Tra i partecipanti seguiti nel tempo, circa il 64% ha migliorato il proprio indice di fragilità. Una quota simile ha aumentato la distanza percorsa nel test dei sei minuti. Il dato più significativo riguarda però il rapporto tra recupero funzionale e sopravvivenza: chi ha migliorato il punteggio di fragilità di almeno 0,4 punti ha registrato una mortalità in lista d’attesa ridotta di circa la metà rispetto a chi non ha raggiunto questa soglia.
L’aumento della distanza percorsa camminando, considerato da solo, non è invece risultato associato a un vantaggio diretto sulla sopravvivenza. Il risultato suggerisce quindi che la conservazione della forza muscolare e dell’equilibrio possa essere un indicatore particolarmente importante per le persone in attesa di un organo.
Perché servono cautela e supervisione
Lo studio è di natura osservazionale e dimostra un’associazione, non un rapporto di causa-effetto. Non è possibile escludere che i pazienti migliorati avessero condizioni di partenza più favorevoli o una maggiore stabilità clinica. Inoltre, soltanto una parte minoritaria dei pazienti valutati inizialmente ha completato il percorso di controlli e i dati provengono da un singolo centro specializzato.
Il lavoro non invita a praticare attività fisica in autonomia né a sostituire le indicazioni del team curante. La preabilitazione descritta prevedeva esercizi a bassa intensità, progressione graduale e monitoraggio da parte di fisioterapisti e medici. Per chi convive con una patologia importante o attende un intervento, è quindi necessario chiedere agli specialisti quali esercizi e accorgimenti nutrizionali siano sicuri e compatibili con la propria condizione.
Il paper originale, intitolato Personalized Prehabilitation: A Pathway to Improved Frailty Metrics and Survival in Liver Transplant Candidates, è associato al DOI 10.1016/j.cgh.2026.09.044.