L’asma non è una malattia uguale per tutti. In alcuni bambini, soprattutto quando i sintomi restano difficili da controllare, può essere coinvolto un particolare meccanismo immunitario: l’infiammazione di tipo 2. È una risposta associata alle allergie, caratterizzata dall’aumento degli eosinofili e degli anticorpi IgE diretti contro sostanze come acari e pollini. Questa forma può accompagnarsi a crisi più frequenti, a una riduzione della funzione polmonare e a una maggiore difficoltà nel gestire la malattia.
Un nuovo studio ha analizzato circa 450 bambini con asma grave e resistente alle terapie. I partecipanti sono stati sottoposti a esami del sangue e a broncoscopia, una procedura che consente di prelevare campioni dalle vie aeree. In circa 200 casi è stato rilevato un profilo compatibile con l’infiammazione di tipo 2, mentre negli altri bambini questo quadro non era presente.
Le differenze osservate dai ricercatori
Nel confronto tra i gruppi, i bambini con infiammazione di tipo 2 erano mediamente più grandi, avevano subito più ricoveri e mostravano una funzione polmonare più ridotta. Vivevano inoltre più spesso in famiglie con reddito basso. Secondo i dati, questo profilo tendeva a diventare prevalente già intorno ai cinque anni.
Il risultato più discusso riguarda l’origine dichiarata dalle famiglie: i bambini identificati come neri avevano una probabilità circa tre volte maggiore di presentare l’infiammazione di tipo 2, anche considerando reddito, qualità dell’aria, vita in città e altri fattori. Una seconda analisi ha confermato in larga parte il quadro, sebbene in uno dei modelli l’età risultasse un indicatore più rilevante rispetto all’origine.
Perché servono cautela e ulteriori studi
Il risultato indica un’associazione, non dimostra che l’appartenenza a un gruppo causi un determinato tipo di asma. L’origine era autodichiarata e rappresenta soprattutto una categoria sociale, legata a esperienze e condizioni di vita che non possono essere misurate completamente. Stress cronico, caratteristiche delle abitazioni e accesso alle cure potrebbero non essere stati rilevati in modo adeguato.
Lo studio presenta anche limiti importanti: ha coinvolto bambini con asma grave, provenienti da un’unica area geografica e abbastanza malati da richiedere una broncoscopia. I risultati, quindi, non possono essere estesi automaticamente ai bambini con asma lieve o ben controllata.
Il messaggio pratico riguarda tutti i bambini con asma non controllata, indipendentemente dall’origine. Quando le crisi continuano nonostante le cure, il pediatra o lo specialista può valutare esami del sangue e test allergologici per capire se un trattamento mirato sia appropriato. Prima di modificare la terapia, è comunque necessario verificare anche l’uso corretto degli inalatori, la regolarità delle dosi e la presenza di fumo o allergeni in casa.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista The Journal of Allergy and Clinical Immunology: In Practice con il titolo Race Adjusted for Social and Environmental Disparities Is the Principal Determinant of T2HIGH Inflammation in Children With Severe Asthma. Il DOI del lavoro è 10.1016/j.jaip.2026.07.042.