Una pressione molto alta richiede sempre attenzione, ma il numero mostrato dal misuratore non basta da solo a stabilire se sia in corso un’emergenza. Il fattore decisivo è la presenza di un danno acuto a un organo, cioè di una complicanza che si sta verificando in quel momento. Per capirlo sono fondamentali i sintomi associati e la valutazione di un professionista sanitario.
La pressione viene indicata attraverso due valori: la sistolica, o massima, e la diastolica, o minima. Le linee guida europee invitano a escludere un’emergenza ipertensiva quando la sistolica raggiunge almeno 180 mmHg e/o la diastolica almeno 110. Il termine “e/o” indica che è sufficiente il superamento di una sola delle due soglie. In altre indicazioni rivolte al pubblico viene riportato il limite di 120 per la minima: per questo non bisogna considerare 120 una condizione necessaria per chiedere assistenza.
Quando chiamare subito i soccorsi
Se la pressione supera 180 di sistolica e/o 120 di diastolica e compaiono sintomi come dolore al petto, difficoltà respiratoria, debolezza, intorpidimento, disturbi della vista o difficoltà a parlare, bisogna chiamare immediatamente il 112. Non è consigliabile aspettare che il valore scenda spontaneamente né rimandare la richiesta di aiuto per ripetere la misurazione.
Questi segnali possono indicare un’emergenza, ma non consentono da soli di formulare una diagnosi: è necessaria una valutazione sul posto. Un dolore toracico improvviso può richiedere soccorso anche quando i valori pressori sono inferiori alle soglie indicate. In caso di emergenza la pressione deve essere riportata sotto controllo in modo graduale e monitorato; una riduzione troppo rapida o non controllata può causare ulteriori complicanze. Ogni modifica della terapia spetta quindi al medico.
Se non ci sono sintomi
Quando il valore è molto alto ma non sono presenti disturbi, è opportuno ricontrollare correttamente la misurazione. Occorre utilizzare un apparecchio automatico da braccio validato, con un bracciale della misura adeguata, restando seduti e tranquilli per almeno cinque minuti. Nei 30 minuti precedenti è bene evitare fumo, caffeina e attività fisica; durante la rilevazione il braccio deve essere sostenuto all’altezza del cuore e bisogna rimanere in silenzio. Si effettuano quindi due letture a distanza di un minuto.
Se anche il secondo controllo resta sopra 180 di sistolica e/o 120 di diastolica, è necessario contattare il prima possibile il medico di famiglia o, se non raggiungibile, la guardia medica. L’assenza di sintomi non esclude da sola un danno: per stabilirlo serve una valutazione clinica. Dopo questo controllo, una pressione molto elevata senza danno acuto viene spesso gestita in ambulatorio, con l’eventuale avvio o modifica della terapia decisa dal medico.
Le soglie indicate riguardano gli adulti al di fuori della gravidanza. Durante la gravidanza e dopo il parto la pressione segue un percorso distinto e i valori devono essere interpretati con particolare cautela.
Un singolo picco non basta invece a diagnosticare l’ipertensione. Per confermare il problema servono misurazioni ripetute nel tempo, attraverso un monitoraggio di 24 ore oppure un diario domiciliare. Quest’ultimo prevede due rilevazioni al mattino e due alla sera per almeno quattro giorni, preferibilmente sette, escludendo il primo giorno dalla media. La diagnosi si associa a valori di almeno 140/90 in ambulatorio e a una media domestica di almeno 135/85: soglie diverse da quelle utilizzate per l’emergenza.
Lo specialista può essere coinvolto quando la pressione resta alta nonostante una terapia adeguata, nella cosiddetta ipertensione resistente, oppure quando sintomi, segni o elementi della storia personale fanno pensare a una causa secondaria. Prima di procedere, il medico verifica l’assunzione regolare dei farmaci e l’andamento dei valori anche fuori dall’ambulatorio. Il numero sul display indica dunque il primo passo; la necessità di un approfondimento specialistico dipende dalle misurazioni successive, dalla risposta alle cure e dalla storia clinica.