Dopo i 60 anni può capitare di iniziare una statina per ridurre il colesterolo e, poco dopo, avvertire disturbi che rendono difficile proseguire. In questi casi la dieta può aiutare, ma non sostituisce automaticamente il farmaco indicato dal medico. L’alimentazione mediterranea contribuisce alla prevenzione di infarto e ictus, accanto alla terapia e non al suo posto.
Le prove più solide riguardano interi modelli alimentari, non singoli prodotti. Un’analisi che ha riunito 40 studi e oltre 35.000 persone con rischio cardiovascolare aumentato indica che i programmi di tipo mediterraneo probabilmente riducono mortalità, infarto non fatale e ictus rispetto a interventi minimi. In molti casi, però, erano presenti anche attività fisica, sostegno comportamentale o altre cure: il beneficio non può quindi essere attribuito a un solo alimento.
Gli alimenti da sostituire
Le linee guida europee suggeriscono di migliorare la qualità dei grassi attraverso sostituzioni. Burro, strutto e altri alimenti ricchi di grassi saturi possono lasciare spazio a olio d’oliva, legumi, cereali integrali, pesce e frutta a guscio. In concreto, si può usare olio d’oliva al posto del burro, scegliere legumi invece di una parte dei salumi e preferire il pesce alle carni più grasse.
Anche avena, orzo, frutta e verdura apportano fibre. Quelle solubili aiutano a contenere il colesterolo, ma nessun alimento o porzione garantisce da solo un calo prestabilito dell’LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo. Inoltre, ridurre a lungo i grassi saturi probabilmente diminuisce gli eventi cardiovascolari complessivi, mentre non è stato dimostrato un effetto sulla mortalità.
Se la statina provoca disturbi
L’intolleranza può essere parziale o completa. Avere sintomi con una molecola o con una determinata dose non significa che nessuna statina sia utilizzabile. La definizione clinica di vera intolleranza richiede di averne provate almeno due, una delle quali alla dose giornaliera minima approvata.
Il medico può valutare il cambio di molecola, dose o frequenza di assunzione e verificare eventuali fattori che peggiorano i sintomi. Se le statine non sono tollerate, esistono anche terapie non statiniche con beneficio cardiovascolare dimostrato, tra cui ezetimibe, anticorpi anti-PCSK9 e acido bempedoico. La scelta dipende dal rischio individuale, dalle altre malattie, dai farmaci già assunti e dall’obiettivo da raggiungere.
Età, fragilità e condizioni generali vanno considerate insieme. La situazione è diversa per chi ha già avuto un infarto o un ictus rispetto a chi cerca di prevenirne un primo. In presenza di disturbi è quindi importante non sospendere la cura autonomamente, ma parlarne con il medico per individuare uno schema più tollerabile o un’alternativa.
Il riso rosso fermentato non rappresenta una scorciatoia sicura. Contiene monacolina K, chimicamente identica in una delle sue forme alla lovastatina, e non è stata individuata una dose giornaliera priva di rischi, nemmeno sotto i 3 milligrammi. Sono stati segnalati danni gravi a muscoli e fegato. Anche gli integratori e le vitamine senza sicurezza documentata o senza un effetto rilevante sull’LDL sono sconsigliati dalle linee guida europee.