Per chi convive con l’insufficienza cardiaca, o scompenso, l’alimentazione ruota spesso attorno a due aspetti: sale e liquidi. Un eccesso di sodio può favorire la congestione, cioè l’accumulo di liquidi associato ad affanno e gonfiore. Da qui nasce l’idea di eliminare completamente il sale e ridurre al minimo l’acqua. Le evidenze disponibili indicano però un approccio più prudente: gli eccessi vanno evitati, mentre restrizioni drastiche non hanno dimostrato di allungare la vita o ridurre i ricoveri.
La base resta un’alimentazione equilibrata, con verdura, frutta, cereali integrali, pesce e grassi insaturi. Queste scelte migliorano la qualità della dieta, ma non curano lo scompenso né hanno dimostrato da sole di ridurre le ospedalizzazioni. Lo stesso vale per diete drenanti, tisane e integratori, che non possono sostituire le terapie prescritte. Anche l’alcol richiede cautela: se la malattia è legata al suo consumo, è indicato smettere del tutto; negli altri casi la quantità va valutata con il medico.
Sale: meglio ridurre gli eccessi
Le linee guida statunitensi considerano ragionevole evitare un apporto eccessivo di sodio nelle persone sintomatiche, per contribuire ad alleviare la congestione. I dati, tuttavia, sono limitati e non consentono di definire una soglia perfetta. In uno studio su 806 pazienti, una dieta con meno di 1,5 grammi di sodio al giorno non ha ridotto in modo convincente mortalità e ricoveri. Il risultato va interpretato con cautela, perché i due gruppi hanno seguito regimi alimentari poco diversi e il campione non era abbastanza ampio per escludere del tutto un beneficio.
Un documento europeo indica come riferimento circa 5 grammi di sale al giorno, equivalenti a circa 2 grammi di sodio. Sale e sodio, quindi, non sono la stessa cosa. Per ridurre gli eccessi bisogna guardare oltre la saliera: pane, salumi, prodotti a base di carne, piatti pronti, salse e alimenti confezionati possono incidere molto sull’apporto complessivo. È utile confrontare le etichette, scegliere le versioni meno salate e preferire le conserve in acqua a quelle in salamoia. Erbe e spezie possono sostituire il sale aggiunto.
Vanno invece evitati i sostituti del sale che contengono potassio, soprattutto da parte di chi assume ACE-inibitori, sartani o antagonisti dei mineralcorticoidi. L’associazione può provocare un aumento eccessivo del potassio nel sangue, una condizione chiamata iperkaliemia. L’avvertenza riguarda questi prodotti: frutta e verdura restano parte di un’alimentazione equilibrata.
Liquidi: la quantità va personalizzata
In uno studio su 504 persone con scompenso stabile, limitare i liquidi a 1,5 litri al giorno non ha migliorato significativamente la percezione dello stato di salute rispetto a una maggiore libertà nel bere, aumentando però il disagio della sete. I risultati sono stati osservati dopo tre mesi e non permettono di valutare l’effetto su ricoveri e mortalità. Inoltre, lo studio riguardava solo persone stabili ed escludeva chi era stato ricoverato di recente o presentava livelli bassi di sodio.
Una restrizione può essere indicata in presenza di iponatriemia, consumo molto elevato di liquidi o sintomi gravi, ma deve essere decisa e rivalutata caso per caso. Chi ha già ricevuto un limite non dovrebbe modificarlo autonomamente. Un affanno in aumento, un gonfiore più marcato o un rapido incremento di peso richiedono una valutazione medica. In caso di grave difficoltà respiratoria bisogna chiamare subito i soccorsi.