Salute alimentare

Eritritolo, il rischio cardiovascolare resta da chiarire

Le evidenze disponibili non provano un nesso causale; l’EFSA indica 0,5 g/kg al dì come riferimento.

Eritritolo, il rischio cardiovascolare resta da chiarire

Un nuovo studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition torna a esaminare il rapporto tra eritritolo e salute cardiovascolare. La ricerca ha seguito 802 adulti con sovrappeso o obesità inseriti in un programma di dimagrimento della durata di due anni. Durante il percorso, la riduzione dei livelli di eritritolo nel sangue è risultata associata al miglioramento di alcuni indicatori di rischio cardiovascolare.

Il dato non dimostra però che il dolcificante assunto con gli alimenti provochi direttamente infarti o ictus. Come spiega la biologa nutrizionista Flavia Bernini, è necessario distinguere una correlazione da un rapporto di causa-effetto. L’eritritolo, infatti, può essere introdotto con la dieta ma anche prodotto autonomamente dall’organismo. La sintesi endogena tende ad aumentare in presenza di alterazioni metaboliche, insulino-resistenza e accumulo di grasso viscerale. Per questo, concentrazioni elevate nel sangue non indicano necessariamente un consumo maggiore attraverso gli alimenti.

Che cosa hanno mostrato gli studi

Nel febbraio 2023, uno studio pubblicato su Nature Medicine aveva collegato livelli elevati di eritritolo circolante a un aumento del rischio di eventi cardiovascolari, tra cui infarto, ictus e morte cardiovascolare. Gli esperimenti di laboratorio e sui modelli animali avevano inoltre rilevato una maggiore reattività delle piastrine e un potenziale aumento della formazione di trombi. Si trattava tuttavia di uno studio osservazionale: l’associazione non equivale a una prova di causalità.

Il lavoro più recente suggerisce che i livelli ematici possano diminuire durante il dimagrimento e il miglioramento del profilo metabolico. Secondo l’esperta, il risultato rafforza l’interesse per l’eritritolo come possibile indicatore di rischio, ma non consente di stabilire che sia la causa diretta degli eventi cardiovascolari. Anche l’EFSA, nella rivalutazione dell’additivo E 968, ha sottolineato che le evidenze disponibili non dimostrano un rapporto causale.

Quantità, tolleranza e attenzione agli eccessi

Per l’eritritolo esiste un riferimento ufficiale: la dose giornaliera ammissibile è di 0,5 grammi per chilogrammo di peso corporeo. Per una persona di 70 chili corrisponde a 35 grammi al giorno. Non è però una quantità da raggiungere, né una garanzia contro ogni rischio ipotetico. Il limite è stato stabilito soprattutto per prevenire gli effetti lassativi della sostanza e i disturbi legati a episodi ripetuti di diarrea.

L’assunzione complessiva può aumentare senza accorgersene, perché l’eritritolo è presente in dolcificanti da tavola, biscotti senza zucchero, cioccolato, barrette proteiche, dessert, bevande zero e preparazioni a basso contenuto di carboidrati. In quantità elevate può causare gonfiore, disturbi intestinali e diarrea, con una tolleranza variabile da persona a persona.

Eritritolo, xilitolo e sorbitolo appartengono alla famiglia dei polioli, mentre aspartame, sucralosio, saccarina, acesulfame K e stevia hanno caratteristiche differenti. Non è quindi corretto estendere automaticamente a tutti i dolcificanti gli effetti osservati per una singola molecola. Chi soffre di intestino irritabile o presenta una particolare sensibilità gastrointestinale dovrebbe valutare quantità e frequenza in base ai sintomi. Maggiore prudenza è consigliata anche in presenza di patologie metaboliche o di un rischio cardiovascolare elevato.

Sostituire alimenti e bevande zuccherati con alternative a ridotto contenuto calorico può aiutare a diminuire l’apporto energetico, purché non si compensi aumentando le porzioni. La dicitura senza zucchero non deve essere interpretata come un invito al consumo senza limiti. È utile leggere le etichette, controllare la presenza dell’eritritolo o della sigla E 968 e considerare tutte le fonti assunte nella giornata. Un’ulteriore strategia consiste nel ridurre gradualmente il ricorso ai dolcificanti e abituarsi a un gusto meno dolce.