Urologia

Caffè e prostata: cosa dicono davvero le evidenze

I disturbi possono avere origini diverse: bevande e cibi incidono soprattutto sul fastidio, non sulla causa

Caffè e prostata: cosa dicono davvero le evidenze

Bruciore durante la minzione, dolore pelvico e fastidio durante l’eiaculazione non indicano automaticamente una prostata infiammata. Quando compaiono, è frequente cercare una spiegazione nelle abitudini quotidiane, dal caffè all’alcol, fino ai cibi piccanti e alle molte ore trascorse seduti. Le evidenze disponibili, però, non individuano comportamenti capaci di provocare da soli un’infiammazione prostatica senza altri segni.

Il dolore pelvico cronico maschile può presentarsi anche in assenza di un’infezione dimostrata o di una malattia locale evidente. Per questo le linee guida urologiche europee invitano a non usare automaticamente definizioni che attribuiscono il dolore a un’infiammazione non accertata. Le prostatiti batteriche, acute o croniche, costituiscono invece condizioni diverse: dipendono da un’infezione e richiedono esami mirati e, quando indicato, una terapia antibiotica.

Il ruolo di caffè, alcol e cibi piccanti

Caffeina, alcol e alimenti piccanti possono irritare la vescica, soprattutto durante il trattamento delle forme batteriche, e in alcuni casi rendere più fastidiosi i sintomi urinari. Il bersaglio, tuttavia, non è la prostata. Da queste indicazioni non si può concludere che un caffè provochi un’infiammazione prostatica. Chi non ha disturbi non ha quindi motivo di eliminarlo per questa ragione.

Anche per l’alimentazione nel suo complesso non è stato dimostrato un ruolo preciso nel causare o prevenire la prostatite. L’assenza di prove non equivale però a una piena assoluzione del cibo: significa che le conoscenze disponibili non consentono di stabilire un rapporto di causa-effetto.

Movimento e sintomi: le prove sono limitate

Se l’obiettivo è stare meglio, la questione cambia. L’attività fisica potrebbe offrire un piccolo sollievo agli uomini che hanno già sintomi di dolore pelvico cronico, ma le prove sono deboli. Una revisione sistematica ha considerato un solo studio su 85 partecipanti, con risultati di bassa certezza. Per i cambiamenti complessivi dello stile di vita era disponibile un unico studio su 100 uomini, con evidenze di certezza molto bassa. La ricerca esaminata si fermava inoltre ad agosto 2017.

In alcuni pazienti può avere un ruolo la componente muscolare: i muscoli del pavimento pelvico possono essere troppo contratti e dolenti alla pressione. In questi casi l’obiettivo può essere il rilassamento, non il rinforzo. Gli esercizi svolti autonomamente non sono quindi adatti a tutti; le linee guida indicano una valutazione e un trattamento con fisioterapisti specializzati, anche se gli studi sulle singole tecniche restano limitati.

Dolore pelvico, bruciore, difficoltà a urinare o dolore durante l’eiaculazione richiedono una valutazione medica, senza autodiagnosi. I disturbi cronici vengono definiti dopo tre mesi, ma questo intervallo è un criterio diagnostico e non un periodo di attesa prima di chiedere aiuto. È necessario rivolgersi subito ai servizi sanitari in caso di impossibilità a urinare o di sintomi urinari accompagnati da febbre e brividi. Confusione improvvisa o grave difficoltà respiratoria possono indicare un’infezione seria e richiedono assistenza immediata.