Salute silenziosa

Pressione alta, molti casi restano senza diagnosi

Un’analisi su 1,3 milioni di adulti inglesi fotografa il problema, anche tra chi non avverte sintomi.

Pressione alta, molti casi restano senza diagnosi

Sentirsi bene non significa necessariamente avere valori normali. L’ipertensione, infatti, spesso non provoca sintomi evidenti e può restare sconosciuta per anni, mentre sottopone a uno stress progressivo cuore, arterie e cervello. Una ricerca condotta in Inghilterra mostra quanto il problema sia frequente anche tra persone che si considerano in buona salute.

Lo studio ha coinvolto circa 1,3 milioni di adulti di almeno 18 anni, visitati in centinaia di centri del Paese. La pressione è stata misurata con apparecchi automatici, ripetendo la lettura due o tre volte. I partecipanti hanno inoltre riferito se avessero già ricevuto una diagnosi e se assumessero farmaci.

Un problema spesso non riconosciuto

Si tratta di uno studio trasversale, quindi di una fotografia della situazione in un momento preciso e non di un’osservazione nel tempo. È stata considerata ipertesa la persona con una pressione massima di almeno 140 mmHg o una minima di almeno 90, oppure chi era già in trattamento.

Poco più di un adulto su tre rientrava nella definizione di ipertensione. La frequenza era maggiore tra gli uomini e aumentava con l’età, fino a interessare circa sette persone su dieci oltre gli 80 anni. Il dato più rilevante riguarda però la mancata individuazione: quasi sei persone su dieci con valori elevati non avevano ricevuto una diagnosi e non assumevano farmaci.

Anche tra chi era già in cura, la metà presentava valori ancora superiori alla soglia. Il controllo risultava più frequente tra le persone che assumevano più farmaci, un elemento compatibile con l’importanza di adeguare la terapia nel tempo. La pressione alta riguardava inoltre circa il 15% degli adulti tra 18 e 39 anni, già diagnosticati o in trattamento.

I più giovani, le persone magre e chi non riferiva casi in famiglia tendevano a sfuggire più spesso alla diagnosi. Sovrappeso, fumo e consumo di alcol erano associati a valori più elevati, anche se questo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto. Il legame tra peso e pressione, spiegano i ricercatori, è comunque documentato da numerose ricerche precedenti.

I limiti e le indicazioni pratiche

I risultati vanno interpretati considerando alcuni limiti. La misurazione è stata effettuata durante una sola visita e l’ambiente può aver fatto registrare valori più alti del solito. Inoltre, i partecipanti erano volontari e non un campione selezionato casualmente; i farmaci assunti sono stati dichiarati dagli interessati e non verificati attraverso le cartelle cliniche.

Lo studio non chiarisce perché tante diagnosi non vengano effettuate. L’ipotesi che i controlli ripetuti e una fase iniziale dedicata agli stili di vita possano ritardare il trattamento è un’interpretazione dei ricercatori, non una conclusione dimostrata. I dati si riferiscono infine al sistema sanitario inglese e non possono essere automaticamente estesi ad altri Paesi.

Un controllo periodico può essere utile anche prima dei 40 anni, soprattutto in presenza di fumo, consumo regolare di alcol o aumento di peso. Un singolo valore elevato non basta per formulare una diagnosi: il medico può confermarla con misurazioni ripetute, anche a casa. Per chi è già in terapia, è importante verificare che i valori raggiungano davvero l’obiettivo. Più attività fisica, meno sale, alcol limitato e niente fumo restano misure sostenute da solide evidenze.

La fonte scientifica è lo studio Hypertension prevalence, detection, treatment and control among 1.4 million adults in England, pubblicato su BMJ Public Health, DOI 10.1136/bmjph-2025-004815.