Il fegato è noto per la sua capacità di rigenerarsi, ma nei casi più gravi di malattia associata al consumo prolungato di alcol questo meccanismo può bloccarsi. Anche dopo la sospensione delle bevande alcoliche, infatti, il danno non sempre regredisce come previsto. Un nuovo studio ha analizzato i processi cellulari alla base di questo stallo, indicando possibili direzioni per future terapie in grado di affiancare, o in alcuni casi evitare, il ricorso al trapianto.
Secondo i ricercatori, il problema non consiste soltanto nella perdita delle cellule epatiche. Nei tessuti colpiti da forme gravi di epatite alcolica, alcune cellule sembrano rimanere in uno stato intermedio: iniziano a crescere, ma non completano la maturazione necessaria per svolgere le funzioni tipiche del fegato sano. Il processo di riparazione risulta quindi incompleto e l’organo resta in una condizione di danno persistente.
Il ruolo dello splicing dell’RNA
Alla base del fenomeno ci sarebbe un’alterazione dello splicing dell’RNA, il meccanismo con cui le cellule elaborano le informazioni genetiche necessarie per produrre le proteine. L’infiammazione cronica modifica questo processo e, nei fegati malati, la proteina ESRP2 risulta quasi completamente assente. La sua perdita può compromettere le istruzioni che regolano la maturazione, la posizione e il funzionamento delle cellule epatiche.
Un ulteriore elemento è rappresentato dall’ambiente infiammatorio che circonda le cellule. L’infiammazione persistente favorisce la produzione della molecola TGF-β, che agisce come un segnale di arresto per i meccanismi di riparazione. In questo modo, il fegato tende a riempirsi di cellule che hanno perso le loro funzioni originarie e rimane in una condizione simile a una cicatrice biologica, con una ridotta capacità di filtrare le tossine e di regolare il metabolismo.
Risultati ancora sperimentali
I risultati potrebbero orientare lo sviluppo di farmaci capaci di correggere gli errori nello splicing dell’RNA oppure di ridurre i segnali infiammatori che impediscono la rigenerazione. Tuttavia, lo studio si basa su analisi di tessuti ottenuti in fasi molto avanzate della malattia e su modelli sperimentali di laboratorio. Prima di un eventuale impiego clinico saranno quindi necessarie ulteriori verifiche.
Per il momento, la sospensione totale dell’alcol e la prevenzione restano gli strumenti principali per ridurre il rischio di progressione e consentire all’organismo di recuperare, quando possibile. Il lavoro scientifico, intitolato Dysregulated RNA splicing impairs regeneration in alcohol-associated liver disease, è stato pubblicato su Nature Communications con DOI 10.1038/s41467-025-63251-2.