Salute cardiaca

Fibrillazione atriale, il controllo è possibile ma non la guarigione

Farmaci, cardioversione e ablazione possono ridurre gli episodi, ma il rischio di ritorno resta e l’anticoagulante va valutato dal cardiologo.

Fibrillazione atriale, il controllo è possibile ma non la guarigione

Tenere sotto controllo la fibrillazione atriale per periodi prolungati, anche di anni, è un obiettivo realistico. Parlare di guarigione definitiva, invece, può essere fuorviante: la predisposizione all’aritmia può rimanere anche quando il battito è regolare da molto tempo. Per questo è importante distinguere gli obiettivi delle diverse terapie e conoscere i loro limiti.

Frequenza e ritmo, due strategie diverse

Il trattamento può puntare al controllo della frequenza cardiaca oppure al ripristino del ritmo sinusale. Nel primo caso l’aritmia non viene eliminata: si rallenta il ritmo dei ventricoli, così il cuore può lavorare meglio, con una riduzione dei sintomi e del rischio di un danno progressivo al muscolo cardiaco. È una strategia appropriata e spesso sufficiente per molti pazienti.

Il controllo del ritmo mira invece a riportare e mantenere il cuore nel suo battito normale. Può essere ottenuto con farmaci antiaritmici, con la cardioversione elettrica o farmacologica e con l’ablazione transcatetere. La cardioversione è un trattamento acuto: ripristina rapidamente il ritmo sinusale, ma non cancella la tendenza dell’aritmia a ripresentarsi. La durata del risultato dipende, tra gli altri fattori, da quanto tempo è presente la fibrillazione e dalle dimensioni dell’atrio.

Ablazione e rischio di recidiva

L’ablazione transcatetere è la procedura più efficace per ridurre le recidive nei pazienti selezionati e ha mostrato risultati migliori rispetto ai farmaci antiaritmici. La tecnica isola elettricamente alcune aree dell’atrio sinistro, soprattutto quelle vicine alle vene polmonari, da cui possono partire i segnali responsabili dell’aritmia.

Il successo, tuttavia, non è garantito. Dopo una singola procedura, gli studi clinici riportano recidive in circa il 30-40% dei pazienti. Le probabilità sono generalmente migliori nelle forme parossistiche, cioè negli episodi che si interrompono spontaneamente, e quando l’atrio non è molto dilatato o fibrotico. Nelle forme persistenti di lunga durata le recidive sono più frequenti, ma si tratta di indicazioni generali che non consentono di prevedere l’esito nel singolo caso.

Una recidiva non significa necessariamente che l’ablazione sia stata inutile: gli episodi possono diventare meno frequenti e più brevi, mentre i sintomi possono ridursi. In presenza di fibrillazione atriale sintomatica recidivante, le linee guida considerano possibile una nuova ablazione, soprattutto quando la prima procedura aveva prodotto un beneficio clinico.

Un elettrocardiogramma normale dopo cardioversione o ablazione non azzera il rischio di ictus e non autorizza a modificare autonomamente la terapia. Dopo l’ablazione, l’anticoagulante va mantenuto per almeno alcuni mesi indipendentemente dal risultato sul ritmo. La decisione sul trattamento a lungo termine dipende dal rischio individuale di ictus, legato all’età, alle malattie associate e ad altri fattori, e deve essere presa con il cardiologo.

La gestione dei fattori di rischio completa il trattamento. Nei pazienti in sovrappeso, programmi strutturati di dimagrimento possono ridurre il carico dell’aritmia e le recidive; anche ridurre o eliminare l’alcol può aiutare chi punta al controllo del ritmo. Non ci sono invece prove che integratori, diete specifiche o interventi generici abbiano lo stesso effetto.

In presenza di battito irregolare o accelerato associato a dolore toracico, grave difficoltà respiratoria, perdita di coscienza o sintomi neurologici improvvisi, come debolezza a un lato del corpo, difficoltà a parlare o alterazioni della vista, occorre chiamare subito il 112. La fibrillazione atriale resta una condizione cronica con possibile recidiva: il traguardo realistico è ridurre episodi e sintomi, contenere il rischio cardiovascolare e migliorare la qualità di vita.