La fibrillazione atriale è l’aritmia sostenuta più frequente e, nei casi più complessi, può richiedere competenze che vanno oltre la cardiologia generale. Tra queste rientrano elettrofisiologia, ablazione transcatetere, gestione della terapia anticoagulante, imaging cardiaco e, in pazienti selezionati, chiusura dell’auricola sinistra o procedure chirurgiche e ibride.
In Italia non esiste una classifica istituzionale dei migliori ospedali per questa patologia. Non sarebbe quindi corretto assegnare un primo posto sulla base della reputazione o della disponibilità della tecnologia più recente. Informazioni utili arrivano dall’AIAC, che censisce i centri aritmologici e le procedure eseguite, e dall’EHRA, che riconosce alcuni laboratori come centri di formazione per elettrofisiologia e cardiostimolazione.
Le strutture con attività documentata
L’elenco non è una graduatoria né pretende di essere esaustivo. Tra i centri indicati figurano AOU Careggi di Firenze, la Fondazione Toscana Gabriele Monasterio di Pisa e Massa e l’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, riconosciuti da EHRA. Le strutture dispongono di laboratori dedicati e utilizzano, con modalità diverse, radiofrequenza, crioablazione e ablazione a campo pulsato.
Tra gli altri ospedali con programmi specifici di aritmologia interventistica ci sono l’IRCCS Ospedale San Raffaele e il Centro Cardiologico Monzino di Milano, Humanitas Research Hospital di Rozzano, l’AOU Pisana, il Policlinico Gemelli di Roma, il Maria Cecilia Hospital di Cotignola e l’Azienda Ospedale-Università di Padova.
I dati disponibili descrivono attività di dimensioni differenti. San Raffaele riferisce circa 3.000 procedure all’anno, comprendendo elettrofisiologia, impianti e occlusioni dell’auricola sinistra: il numero non equivale quindi alle sole ablazioni per fibrillazione atriale. Humanitas dichiara oltre 700 procedure interventistiche annue, mentre Pederzoli indica oltre 200 ablazioni complessive. A Padova, nel 2025, sono state registrate 653 procedure di elettrofisiologia e cardiostimolazione.
Come valutare un centro
La tecnologia disponibile non dovrebbe essere l’unico criterio. Le linee guida europee indicano un approccio globale, che comprende la gestione delle comorbidità e dei fattori di rischio, la prevenzione dell’ictus, il controllo della frequenza o del ritmo e la rivalutazione nel tempo. L’ablazione è una componente importante, ma non coincide con l’intero trattamento.
Un centro strutturato dovrebbe saper valutare se e quando l’ablazione sia indicata, gestire l’anticoagulazione e il rischio di ictus, garantire il follow-up e affrontare eventuali recidive. Nei casi più complessi può essere importante anche la collaborazione con imaging cardiaco, cardiochirurgia e unità dedicate allo scompenso.
Radiofrequenza, crioablazione e PFA sono tecniche diverse. La disponibilità della PFA, tecnologia non termica introdotta negli ultimi anni, può indicare aggiornamento tecnologico, ma non dimostra da sola la qualità del centro. Prima di scegliere è ragionevole chiedere quante ablazioni di fibrillazione atriale vengano eseguite ogni anno, quali forme della malattia siano trattate più spesso e quali siano risultati e tassi di complicanza.
La scelta dipende quindi dal profilo del paziente. Per un primo episodio relativamente semplice possono essere adeguati numerosi centri aritmologici. In presenza di fibrillazione persistente di lunga durata, recidive dopo precedenti ablazioni o cardiopatia strutturale, può invece essere opportuno rivolgersi a una struttura con esperienza nell’elettrofisiologia avanzata. La domanda più utile non è quale sia l’ospedale numero uno, ma quale centro abbia competenze adeguate per il proprio tipo di aritmia.