Quando il parto cesareo avviene dopo l’inizio del travaglio o in modo non programmato, il rischio di infezioni dopo la nascita è maggiore rispetto al parto vaginale. Un nuovo studio ha analizzato se l’aggiunta di azitromicina alla profilassi antibiotica standard possa contribuire a ridurre queste complicanze nella pratica clinica quotidiana.
Lo studio sui dati ospedalieri
I ricercatori hanno esaminato le cartelle cliniche elettroniche di oltre 1,6 milioni di parti avvenuti negli Stati Uniti tra il 2013 e il 2024. L’analisi ha valutato la frequenza con cui l’azitromicina veniva somministrata in occasione dei cesarei non programmati e l’andamento delle infezioni fino a sei settimane dopo il parto.
I cesarei non programmati sono stati confrontati con i parti vaginali, utilizzati come termine di paragone. Nel corso degli anni, l’uso dell’antibiotico aggiuntivo è aumentato in modo significativo: da una presenza limitata nella fase iniziale dell’analisi è arrivato a interessare una quota molto più ampia delle pazienti negli anni successivi.
Infezioni in calo, ma serve prudenza
Nello stesso periodo, tra le persone sottoposte a cesareo non programmato, la quota di infezioni post-partum è scesa dal 9,2% all’8,0%. Secondo l’analisi statistica degli autori, il risultato corrisponde a una riduzione di circa 2 punti percentuali rispetto al confronto con i parti vaginali.
Le infezioni dopo il parto possono comportare febbre, dolore, visite aggiuntive, trattamenti antibiotici e, in alcuni casi, un ricovero più lungo. Possono inoltre rendere più difficile il recupero fisico in una fase già impegnativa, segnata dalla necessità di assistere il neonato e avviare l’allattamento.
Il dato, tuttavia, non significa che l’azitromicina debba essere richiesta o utilizzata in ogni situazione. Lo studio è infatti osservazionale e non assegna casualmente il trattamento. Mostra quindi un’associazione tra il maggiore ricorso all’antibiotico e la diminuzione delle infezioni, ma non dimostra che il calo sia dovuto esclusivamente al farmaco.
Nel periodo considerato potrebbero essere cambiati anche altri elementi dell’assistenza, tra cui i protocolli chirurgici, i tempi di somministrazione degli antibiotici e i criteri diagnostici. Inoltre, l’azitromicina non è stata impiegata in tutte le persone sottoposte a cesareo non programmato. Il beneficio osservato è risultato più contenuto rispetto a quello rilevato in una precedente sperimentazione clinica.
I risultati, pubblicati su JAMA, suggeriscono comunque che l’adozione di protocolli basati sulle evidenze possa associarsi a un miglioramento della sicurezza materna anche al di fuori degli studi sperimentali. La decisione sull’uso dell’antibiotico resta però affidata ai professionisti e ai protocolli della struttura sanitaria, in base alle caratteristiche della singola situazione.